Ogni cosa è illuminata, Foer

Scritto da: il 14.01.10
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Ogni cosa è illuminata – Jonathan Safran FoerL’altra sera mi stavo producendo in un indolente e piuttosto inutile zapping televisivo, nella speranza che mi inducesse ad andare a dormire, assecondando l’ora piuttosto avanzata della notte, quando fra i numerosi improbabili protagonisti della televisione notturna (a proposito: ma è possibile che i politici ci siano a tutte le ore, anche quando ci sono ormai in giro solo spogliarelliste e televenditori? Mah) ho visto tre volti conosciuti. E un cane.

Chissà perché, prima ancora di riconoscere Elijah Wood avevo già riconosciuto i protagonisti del film. Film che non avevo mai visto. Però loro sì, li avevo già incontrati, in un bellissimo romanzo di Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata. Il film era quasi finito, quindi non so dirvi se sia bello o meno, ma bastò poco per farmi tornare alla mente con piacere il memorabile viaggio nello spazio e nel tempo narrato nel libro.

Libro a più voci, a più registri, che comincia con uno che a leggerlo vi pare di sentire parlare Borat e finisce con alcune delle pagine più autenticamente toccanti che si possano leggere su una tragedia del passato. E sulla memoria. In breve, il libro racconta del viaggio di un giovane studente, un giovane ebreo americano che approda in Ucraina alla ricerca delle storie della sua famiglia, e in particolare di una donna che cinquant’anni prima avrebbe salvato suo nonno da un massacro nazista.

Il viaggio lo vede accompagnato dal giovane Alex, da suo nonno, autista cieco dell’auto della “Viaggi Tradizione” e da una cagnetta. Ma come dicevo il romanzo si svolge anche nel passato di un piccolo villaggio ucraino, nella Trachimbrod del 1700, e poi negli anni della tragedia bellica. Questo dà modo a Foer di alternare almeno tre differenti registri, quello fortemente ironico, grottesco, leggero, dai risultati spesso esilaranti di Alex; quello favolistico, quasi surreale dei racconti degli antenati; e quello tragico ma molto misurato dei ricordi più strazianti che via via vengono alla luce.

Il tutto legato da una straordinaria leggerezza che non fa che accentuare gli elementi più pregnanti e i momenti più autenticamente emozionanti del racconto. In questo Foer ha dato prova di una maestria davvero ammirevole, animando con naturalezza una narrazione sempre viva e pulsante, davvero mai retorica.

Il risultato è uno dei libri più interessanti, divertenti, intelligenti, coinvolgenti romanzi degli ultimi anni. Si legge con un bianco, un Greco di Tufo magari, in magico equilibrio tra farsa e tragedia, a ricordarci ancora una volta la verità del pluricitato aforisma secondo il quale il comico è soltanto il tragico visto di spalle.

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