Non ti lascerò mai solo, Panariello

Scritto da: il 29.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Non ti lascerò mai solo - Giorgio PanarielloEsistono romanzi che non vanno letti pensando di avere per le mani un’opera capitale della letteratura, un  possibile nobel o chissà che, ma che vanno affrontati a cuore aperto, sorvolando i difetti per lasciarsi toccare dai pregi. Così è per questo di Panariello, Non ti lascerò mai solo, libro che supporta varie associazioni animaliste.

Per una volta Panariello abbandona le vesti comiche per dedicarsi a un progetto che si muove su due versanti: da un lato aiutare concretamente con una parte degli introiti le associazioni appunto, dall’altro diffondere una nuova sensibilità verso i nostri compagni quadrupedi, cani e non solo, non rappresentandoli più come “bestie”, ma come senzienti a tutti gli effetti.

La storia somiglia quasi alle parabole, sia per contenuti sia per svolgimento, pur mantenendo la struttura del romanzo, sviluppando la storia del protagonista, Francesco, nel suo intero percorso, affrontando anche  il suo atteggiamento nei confronti del piccolo (si fa per dire) e goffo Poldo, un meticcio di labrador.

Francesco infatti passa dal considerarlo poco più di un oggetto, peraltro non di lusso come quelli cui è abituato, a una vera e propria forma di odio, che si concretizza in tentativi di disfarsi del cane, fino alla scoperta che gli cambierà la vita. E l’autore lo narra senza scordare l’insegnamento morale e gli ammonimenti etici.

Leggendo traspare l’esatta sensazione che Panariello abbia un’ottima conoscenza del comportamento canino: del resto lui non nasconde di accompagnarsi a due magnifici cani, con cui è ritratto in quarta di copertina. Traspare anche un’ottima conoscenza del comportamento umano e della vasta gamma di relazioni possibili con quello animale.

Panariello ritrae tutto: i “padroni fashion”, quelli che cercano cappottini firmati e collari di strass, e vivono in adorazione per i loro animali, “burberi”, sempre pronti a dare una pedata al cane al minimo cenno di disattenzione, “superbi”, che sguinzagliano il cane pensando di avere sempre tutto sotto controllo e causano incidenti, “incivili”, che lasciano sporcare il cane dovunque, senza pensare al rispetto per gli spazi comuni.

In questa variegata umanità poi inserisce gli empatici, coloro che davvero vivono con il cane un rapporto di fiducia, amore e fratellanza, costruendolo sul reciproco rispetto e sulla creazione di un sistema di regole condivise, ma anche su momenti di tenerezza che solo chi ha un peloso in casa può comprendere appieno.

Se ci si lascia prendere, sorvolando la scrittura a volte ingenua e lo stile “esagerato”, che pure sono funzionali a raccontare questa storia, il libro riesce a commuovere proprio per la capacità di narrare esattamente le sensazioni che si provano convivendo con un cane.

Da leggere sì per beneficenza ma anche per scoprire una delle più grandi gioie della vita: l’amore incondizionato.

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