Non mi uccidere, Palazzolo

Scritto da: il 18.05.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Non mi uccidere, Chiara PalazzoloC’è chi ha salutato Chiara Palazzolo come la regina dell’horror italiano. Chi si è inchinato al suo talento nel rendere avvincente una storia che, specie dopo vagonate e vagonate di vampiri bellocci e innamorati, se riassunta, sembra davvero la fotocopia di una fotocopia di una fotocopia. C’è chi aveva in principio considerato il libro come sciocchezza solo a vederne la copertina, per poi pentirsene amaramente. Tutte queste persone hanno ragione.

Non mi uccidere, edito da Piemme, sembra far parte di un filone noto e – a tratti – noioso ed invece finisce con lo scardinare i preconcetti e prendere una strada a parte, molto meno infantile e ripetitiva di quanto ci si potesse aspettare.

Ci troviamo in Umbria, dalle parti del Monte Subasio. Mirta non ha ancora vent’anni, ma ha trovato l’amore della sua vita: Robin. E non importa se lui è uno sbandato, uno stravolto, un drogato. Non importa nemmeno quando lui le inietta una dose mortale di eroina. Si sono promessi di tornare dalla morte per poter stare insieme in eterno, e Mirta crede a tutto ciò che Robin dice mentre la uccide.

Quattro giorni dopo, la ragazza esce veramente dalla tomba: la forza del suo amore è stata talmente grande da riportarla sulla terra. Né viva, né morta. Sopramorta, come scoprirà più tardi. Zombie, diremmo noi. Ma. Ci sono molti ma, naturalmente. Tanto per cominciare Robin non c’è. Se all’inizio sembra una questione di tempo, col trascorrere dei giorni la sua assenza si fa sempre più pesante ed il pensiero che forse non si rivedranno mai è difficile da sopportare.

Inoltre, Mirta si scopre diversa: se nelle primissime ore è ancora legata alle sue esperienze mortali, alla paura, al dolore, più va avanti e più scopre in se stessa una nuova forza e addirittura una nuova personalità. Arriva a darsi un nome differente: Luna. La nuova identità le serve a “durare” senza impazzire, perché adesso ha un nuovo modo di nutrirsi: deve mangiare carne viva. Grazie ad essa diventa fortissima, può addirittura volare, ma a che le serve tutto questo, senza Robin?

Il punto di forza che caratterizza il romanzo è lo stile: nessuna concessione ai fronzoli, splatter quanto basta, ritmo spezzato ed incalzante. Le frasi hanno una incisiva semplicità, le descrizioni sono precise, concrete, vivaci (per quanto si possa utilizzare questo termine una storia in cui la morte è protagonista!). Mirta/Luna è un personaggio attraente. È una cattiva per cui non si può fare a meno di tifare. È una ragazza che ha buttato via la vita per amore e, una volta tornata, fa di tutto per restare.

I nemici sono ancora solo ombre inquietanti. Ma ci sono. E si avvicinano. La suspence segue il lettore pagina dopo pagina e si infrange sulla solita formula: la trilogia. Ecco, vorrei lanciare un appello: non si può lasciare sempre i lettori in sospeso, è crudele! Al di là dello scherzo, adesso mi tocca correre in libreria da acquistare il seguito, che per mia fortuna è già fuori da anni. Il mio portafoglio dice “mannaggia”, ma voglio proprio sapere che fine ha fatto il maledetto Robin!

In conclusione: non cadete nel tranello del pregiudizio. Non mi uccidere è un libro che merita di essere letto, se non altro perché è diverso da quel che sembra, perché è ben scritto e perché regala qualche piacevole brivido.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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