Non è un paese per vecchi, McCarthy

Scritto da: il 17.10.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.
Non è un paese per vecchi - Cormac Mc Carthy

È un western ambientato negli anni ’80, questo lo si percepiva fin dalle prime immagini del film ma è abbastanza chiaro fin da subito anche nel libro. Quello che i fratelli Coen hanno magistralmente tradotto in cinema con un piccolo capolavoro è un romanzo secco e asciutto come i paesaggi sui quali è costruito, quella frontiera fra il Texas e il Messico teatro di tante sparatorie fra cowboys impolverati sul grande schermo e non, e in cui adesso si muove questo pugno di personaggi da epopea di un mondo in declino. O di un mondo che forse non c’è già più.
Personaggi e non eroi, perché nel mondo narrato da Cormac McCarthy non sembra esserci posto per eroi. Non più.

Protagonista della storia è semmai l’anima nera della “deep America”, specchio di un paese e di un mondo i cui valori sono in rapido disfacimento, in cui un vecchio sceriffo è impotente testimone di dei delitti di un assassino che sembra quasi più un castigo divino che un uomo in carne ed ossa.

L’implacabilità di Anton Chigurh, il suo procedere con distacco e inarrestabile determinazione hanno qualcosa di soprannaturale, se non diabolico. Come un araldo della feroce modernità che sta per spazzare via per sempre il mondo rappresentato dal vecchio sceriffo Bell… Un araldo armato di un compressore per uccidere i bovini.

Mi è capitato, come succede spesso, di avere visto il film prima di aver letto il romanzo, però devo dire che i Coen hanno fatto un lavoro davvero eccellente. Il romanzo dava loro ottimo materiale ma il loro lavoro di cesellatura e sfoltimento è da manuale di sceneggiatura.

A qualcosa hanno dovuto rinunciare, giocoforza, ma il risultato dà loro ragione e a bocce ferme si può tranquillamente affermare che il film risulta più incisivo, più focalizzato e in definitiva più riuscito del libro, merito certo anche di uno strepitoso Javier Bardem.

Provate a leggerlo dopo e non vedere Chigurh con quella faccia e quella pettinatura. E tuttavia se qualche bel dialogo è rimasto fra le pagine del romanzo,  è proprio per questo che vale la pena di leggerlo, anche dopo il film.

Da leggere con un vino non troppo morbido, come un Cabernet Franc.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Grazie delle info. Non ho visto il film ma qualcosa di misterioso mi avvicina al libro.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Grazie delle info. Non ho visto il film ma qualcosa di misterioso mi avvicina al libro.

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