Non buttiamoci giù, Hornby

Scritto da: il 30.09.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

non buttiamoci giùCosa hanno in comune un presentatore televisivo molto famoso, una ragazza problematica e forse un po’ tocca, un giovane musicista fallito e una signora di mezza età con un figlio disabile? Probabilmente nulla, a parte che tutti loro, sconosciuti l’uno all’altro, scelgono lo stesso preciso momento per suicidarsi. Così, quasi con imbarazzo, si ritrovano, la sera di Capodanno, in cima a un palazzo londinese con l’intento di buttarsi di sotto…

In Non buttiamoci giù di Nick Hornby, i nostri non si butteranno e inizieranno invece un percorso collettivo verso il recupero delle loro vite allo sfacelo: un percorso casuale, assolutamente non premeditato, da alcuni di loro neppure voluto eppure, incredibilmente, terapeutico per tutti.

Non fatevi ingannare dal contesto drammatico della vicenda: lungi dall’essere un lacrimevole racconto di vite disperate, Non buttiamoci giù è piuttosto la vivace e brillante introspezione di quattro personalità molto particolari.

Così troviamo Martin, una volta ricco e famoso, caduto in disgrazia per un’avventura sessuale che gli è costata famiglia e carriera. Quasi sua coetanea, la timida Maureen ha vissuto una vita di ragazza madre con un figlio disabile che l’ha stremata, soprattutto nell’anima. È questo che un bel giorno la conduce sull’orlo di un cornicione.

Jesse è la figlia tutt’altro che accomodante di un politico, che sceglie di reagire a modo suo al dramma che ha segnato la sua famiglia. Per lei tutto è un gioco, anche il suicidio. JJ è un giovane americano ha visto fallire il sogno della sua vita: il suo gruppo musicale si è sciolto e la sua ragazza l’ha lasciato per un altro.

Nick Hornby sceglie di raccontarci la storia alternando i vari punti di vista dei protagonisti, introducendo ogni capitolo con il nome di colui che parlerà ai lettori. Il risultato è che cambia ogni volta sensibilmente il modo di scrivere, che seguirà inevitabilmente il flusso dei pensieri- a volte non coerente- del narratore.

Ma soprattutto, ne seguirà il lessico: esso diventerà per esempio scurrile e un po’ sgrammaticato, se parliamo di Jesse. Pomposo e a tratti artefatto, quando la palla passa a Martin. E così via via nel susseguirsi nella vicenda, tanto che introdotti un po’ nella lettura vi sarà facile capire chi parlerà anche senza leggere il titolo del capitolo.

Nonostante il tema all’apparenza deprimente, ve la consiglio come lettura in un momento no. Se temete di trovare buonismo e morale spicciola su quanto la vita sia preziosa, vi tranquillizzo: non ne troverete traccia. Piuttosto, avrete tra le mani una gran bella storia scritta ancora meglio e con tanto, tanto senso dell’umorismo. Che forse, di questi tempi, non è poi così poco.

  • Elfo

    Mi piacerebbe legger questo libro, perchè l’ultimo che ho comprato di Nick Hornby mi ha delusa parecchio. Si tratta di “Shakespeare scriveva per soldi” ed è una serie di recensioni su libri che sfortunatamente non conosco neanche per sentito dire.

  • Elfo

    Mi piacerebbe legger questo libro, perchè l’ultimo che ho comprato di Nick Hornby mi ha delusa parecchio. Si tratta di “Shakespeare scriveva per soldi” ed è una serie di recensioni su libri che sfortunatamente non conosco neanche per sentito dire.

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