Nessuna pietà per i puri di cuore, Hill

Scritto da: il 03.06.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Come promesso la settimana scorsa eccomi qua a proseguire con le avventure di Simon Serrailler, l’ispettore creato dalla penna della scrittrice inglese Susan Hill. Sul finale sconcertante di Omicidi sulla collina lo avevamo lasciato a Lafferton, desideroso solo di fuggire il più lontano possibile da quei tragici eventi.

Sull’esordio di questo Nessuna pietà per i puri di cuore lo ritroviamo a Venezia, il suo rifugio preferito. Qua passa il tempo come suo solito, dipingendo gli splendidi schizzi che firma con altre iniziali, quasi il pittore fosse un suo alter ego: a differenza dei suoi altri ritiri artistici però il suo animo stavolta non è sgombro, teso com’è a cercare di elaborare un dolore con il quale Simon non riesce a scendere a patti.

E quando probabilmente vorrebbe starsene il più possibile lontano, una tragedia familiare lo costringe a rientrare in tutta fretta a casa. Ad aspettarlo, oltre ai suoi problemi personali, una gran brutta faccenda che richiede la sua attenzione come capo della polizia.

Un ragazzino, David Angus, una mattina scompare nel nulla mentre sul vialetto di casa aspettava gli amici dei genitori che dovevano portarlo a scuola: nessun testimone, nessun vero elemento per la polizia su cui fare delle serie indagini.

E mentre Simon e i suoi collaboratori procedono a tentoni, il lettore sente, attraverso poche pagine strazianti disseminate qua e là nel libro, la voce di David stesso, rapito e tenuto imprigionato chissà dove.

L’intera famiglia Angus precipita in un incubo dal quale sembra non esserci via d’uscita e l’abile autrice decide di abbandonare spesso e volentieri il suo protagonista per mostrarci come ogni membro familiare affronti la tragedia. O scelga di fuggire davanti ad essa.

Intanto la polizia di Lafferton indaga senza sosta, con le briciole di elementi a sua disposizione. Priva di prove concrete finisce su molte false piste, incappando anche in Andy, un ex carcerato che per sopravvivenza imbocca l’ennesima strada sbagliata: la sua è una delle tante storie parallele che Susan Hill sceglie di raccontarci.

Il secondo capitolo della saga di Simon Serrailler è, se possibile, ancora più riuscito del primo e non meno angosciante. Non è facile pensare, leggendo i gialli di questa autrice, che giustizia sarà sempre fatta e il cattivo finirà dietro le sbarre.

Dalla sua angolazione molto particolare e con una prosa elegante e accattivante, lei sceglie di farci vedere il lato forse più amaro delle sue vicende, lasciandoci nel dubbio perenne che il risultato non sia mai così scontato. E tutto questo ce lo racconta tenendoci sapientemente, e con tenacia, imbrigliati alla tensione che riesce a creare nelle prime pagine e a tenere viva fino alla fine.

Leggetelo, ma solo dopo il primo libro: nonostante siano all’apparenza vicende a sé stanti ci sono molti fili conduttori in comune tra i due romanzi.

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