La Christie è nota soprattutto per aver creato alcuni degli investigatori rimasti nell’immaginario collettivo dei giallisti, lettori e scrittori. Poirot, Miss Marple, Tommy e Tuppence, Parker Pyne solo per fare qualche esempio. E per aver scritto alcuni dei gialli assurti a “classico” del genere.
Quello che troppo spesso si dimentica è che le sue prove di maggior valore sono quelle in cui non si lascia vincolare dalla presenza di un detective seriale, creando ambientazioni e personaggi costruiti ad hoc per quella specifica narrazione, che nascono e muoiono, è il caso di dire, nel romanzo.
Penso a Renisenb in C’era una volta o Vera Claythorne in Dieci piccoli indiani. Romanzi indimenticabili che fanno parte della storia del Giallo.
Anche Nella mia fine è il mio principio non ha nessun personaggio seriale, né un investigatore vero e proprio a dire il vero. Ma non è un capolavoro come gli altri cui la Christie mi aveva abituata. Sarà che crescendo ho imparato a riconoscere determinati schemi, forse. Ma non credo.
Nel giallo non è tanto la trama innovativa o l’omicida insospettabile, ma è la capacità di tenerti incollato alle pagine benché tu abbia già intuito qual è l’assassino, a fare la differenza. C’è sicuramente più gusto quando non lo intuisci, ma può essere bello anche solo scoprire il modo in cui il colpevole verrà rivelato.
Tutto ciò mi è sembrato assente in questo romanzo, prolisso e lento nel principio e prevedibile nella fine. Anche l’analisi psicologica del protagonista è stranamente blanda, soffrendo presumo dell’uso della prima persona, che sfocia nel descrivere piuttosto che mostrare i tratti del personaggio.
Molti lo trovano in ogni caso un libro eccezionale e su aNobii una delle recensioni più gettonate, scritta da Davide Malesi, riporta: “Una storia perfetta d’amore e di morte, narrata con squisito senso psicologico e attraverso una gestione impeccabile dei tempi drammaturgici.”; a riprova del fatto che i gusti sono, per fortuna, vari e articolati e ognuno può leggere in un libro aspetti diversi.
Tuttavia resta un romanzo breve e leggibile, secondo me non al top della produzione della amata Christie, ma ottimo per passare un’oretta sotto il sole. Facendo attenzione a non scivolare in un altro dei suoi gialli memorabili…
Mi hai fatto ricordare di Vera Claythorne: che grandioso personaggio, uno dei miei preferiti della Christie… e poi quel libro è magnifico. Forse dovrei dare una chance anche a questo di cui parli tu!