Nefertiti, Tesanovic

Scritto da: il 12.08.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

nefertitiNefertiti, una delle bellissime regine egiziane, il cui volto vive per sempre impresso nel busto conservato all’Altes Museum di Berlino. Un nome famoso il suo, una bellezza ammantata dal fascino dell’ignoto, perché di lei, una delle mogli del faraone Akhenaton, vissuta nel 1300 a.C, si ignora probabilmente di più di quello che si conosce. Questo ha contribuito, come per molte altre regine e faraoni dell’antico Egitto, a far fiorire la letteratura romantica e non, di certo romanzata, intorno alla sua figura.

Jasmina Tesanovic ha attinto essa stessa al personaggio leggendario, trasformando a proprio piacimento la figura storica nell’icona di qualcosa che voleva trasmettere ai lettori moderni. Nefertiti non è infatti una biografia che prende vita dalle sue pagine, né vera né presunta. Non almeno nel senso classico del termine.

È piuttosto un taccuino poetico, che portandoci nel regno di Akhenaton ci racconta della sua sposa in piccoli paragrafi che conciliano il rigore storico con il mito. Nefertiti è, per buona parte della narrazione, al tramonto della sua vita. Caduta vittima dell’eresia monoteista che ha condiviso con il suo faraone, è in disgrazia e si nasconde tra la gente del suo popolo amando lo scultore Beck. Jasmina Tesanovic la fa rivivere raccontandoci i suoi pensieri come se la regina stessa, guardandosi allo specchio, si vedesse prima come Dea accanto al suo amato dio sole Aton, incarnato in Akhenaton, e poi “cancellata e censurata”, “deposta e invecchiata in esilio”, eppure ancora capace di amare. Un mortale, lei che è stata dea.

Lo scorrere narrativo rimbalza tra gli anni del regno del controverso faraone senza abbandonare gli appartamenti regali, che sono al centro di tutta la chiave narrativa della Nefertiti regina, come se lei non fosse vissuta come Dea al di fuori di queste mura: qui nacquero le sei figlie femmine della coppia regale, qui Akhenaton cominciò a manifestare la tremenda malattia genetica che diede al suo corpo fattezze femminili, qui si svilupparono le trame dell’harem volte a dare il sospirato erede maschio alla dinastia.

E fugacemente appare, nel racconto storico, una Nefertiti moderna, che rivive in una giovane egiziana che nella nostra storia recente tiene a balia una bambina. Sembra essere un avvertimento della scrittrice al perdurare eterno del mito.

Nefertiti è un libro che ci incalza, perché sappiamo che non è di lei davvero che stiamo parlando, o almeno non solo. Ma di chi allora?

La mia impressione è che la storia antica di una regina, così evanescente da poter essere resa a proprio piacimento, ma così famosa da essere senz’altro ascoltata, diventa il pretesto per portare al mondo moderno una denuncia femminista sull’importanza delle donne, allora come oggi. E di come, allora come oggi, esse devono lottare per affermare sé stesse: “ogni donna nasce regina, ma solo poche governano il mondo [….] perché non appena ci si accorge che sono loro a detenere il potere, qualcosa va storto”.

Tutto questo è reso con uno stile di lettura non certo ordinario, che contribuisce a rendere questo libro una lettura particolare e affascinante, con un forte sapore di novità, che consiglio caldamente ai palati più esigenti.

“Erano senza cuore come gocce d’acqua, ma se il sole le colpiva sapevano come brillare”.

Jasmina Tesanovic

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