Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Schmitt

Scritto da: il 01.10.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Monsieur Ibrahim e i fiori del coranoProbabilmente – considerati l’argomento e la vicenda narrata – verrebbe non a torto definito “romanzo di formazione”, e, in effetti, almeno in parte, lo è. Ma c’è dell’altro! La contrapposizione o, forse meglio, la giustapposizione tra due religioni (Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano – nato come dramma nel ’99, diventato romanzo nel 2001, da cui nel 2003 fu tratto un film con Omar Sharif – fa parte del cosiddetto Ciclo dell’invisibile che in vari testi tratta proprio delle varie religioni), l’Ebraica e la Musulmana nella “versione”, per così dire, mistica sufi.

La prima è incarnata nella cupa figura del padre del giovane protagonista Mosè, un avvocato abbandonato dalla moglie alla nascita di questo figlio col quale vive in un atmosfera altrettanto cupa e priva di curiosità, di entusiasmo per la vita e di slanci affettivi. Atmosfera di fallimento esistenziale – determinato da un inestinguibile senso di colpa, quello di essere sopravvissuto, al contrario dei propri genitori, alla deportazione Nazista – che lo porterà a vagheggiare un inesistente figlio perfetto – Popol – tutto il contrario del fratello Mosè, e a lasciare solo quest’ultimo e, infine a suicidarsi.

Mentre la religione musulmana è rappresentata dal Monsieur Ibrahim del titolo, un droghiere che tutti credono arabo (e che invece è turco) perché per gli ebrei del quartiere, arabo “vuol dire bottega aperta la notte e la domenica”. Mosè si affeziona a quest’uomo tranquillo e silenzioso che senza volergli spiegare in dettaglio cosa sia e perché ci sia il Mondo gli dà con semplicità, bonarietà e tolleranza quei suggerimenti che gli faranno comprendere come vivere in esso serenamente e con meraviglia. E il primo suggerimento è di provare a sorridere. Gli effetti sono pressoché immediati e sconvolgenti in quanto, in maniera del tutto inaspettata, il Mondo risponde positivamente ai suoi sorrisi.

Alla notizia del suicidio del padre, Mosè si farà legalmente adottare da Monsieur Ibrahim – che lo ha sempre chiamato Momo che è il diminutivo di Mohammed. Con questo nome si presenterà alla madre – che non lo riconosce – ritornata a cercarlo dopo tredici anni in occasione della morte dell’ex-marito. Fino ad allora (e anche per molto dopo) per questo ragazzo l’amore femminile è consistito e consisterà delle prestazioni a pagamento delle meretrici della casa d’appuntamenti di rue de Paradis.

Dopo un viaggio in macchina (nuova) verso il mare, nella nazione originaria di Monsieur Ibrahim, questi, una volta arrivato lì, muore per un incidente. Le ultime sue parole sono ancora serene e soddisfatte per ciò che gli dato la vita. Mosè/Momo – ormai musulmano – crescerà, troverà l’amore (gratuito); avrà dei figli e… e il resto non lo dico, andatevelo a leggere sennò che gusto ci sarebbe!

Una cosa, leggendo la narrativa di Schmitt mi ha colpito: le morti dei personaggi, salvo qualche eccezione, sono sempre improvvise come se, nell’economia del racconto, fungessero da espediente letterario per sbarazzarsi di un personaggio o per dare un termine alla narrazione stessa. Sarà un impressione… ma le agonie non son mai descritte. Il fatto è che Schmitt vuol sempre sottolineare l’amore per la vita e la fede nell’uomo; il suo messaggio, pur narrando anche di delitti e tradimenti, vuole rimanere pur sempre un messaggio d’ottimismo e di tolleranza. Certe sue affermazioni (non si dimentichi che la sua formazione è essenzialmente filosofica) possono suonare superficiali ed essere perciò criticabili.

Rimane il fatto (non passibile di critica) che i suoi libri sono belli ed è bello leggerlo. Riesce a infondere serenità, sorpresa e stupore.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Purtroppo non è facile trovare questo libro, per nulla. Peccato, perché mi interessa davvero, soprattutto avendo già visto il film e avendolo trovato stupendo.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Purtroppo non è facile trovare questo libro, per nulla. Peccato, perché mi interessa davvero, soprattutto avendo già visto il film e avendolo trovato stupendo.

  • Sfranz

    Livia ha scritto:

    Purtroppo non è facile trovare questo libro, per nulla.

    Monsieur Ibrahim qui a Mestre – salvo sfiga – te lo trovo entro un’ora magari l’edizione e/o prima del film (la mia) che costa meno. Difficile da trovare perché in ristampa Il Vangelo secondo Pilato San Paolo Edizioni. Se non ci saranno contrattempi lo andrò a vedere a teatro alla fine di Novembre (con Glauco Mauri). In rete presso il sito della RAI ci sono due spezzoni di Piccoli crimini coniugali. Se non lo trovi in libreria, l’ultima risorsa è vedere se c’è alla biblioteca civica (o altra)e prenderlo a prestito. Un tuo parere da Editore: quando i librai ti dicono che un libro è in ristampa, quanto si può presumibilmente aspettare per ritrovarlo in libreria?

  • Sfranz

    Livia ha scritto:

    Purtroppo non è facile trovare questo libro, per nulla.

    Monsieur Ibrahim qui a Mestre – salvo sfiga – te lo trovo entro un’ora magari l’edizione e/o prima del film (la mia) che costa meno. Difficile da trovare perché in ristampa Il Vangelo secondo Pilato San Paolo Edizioni. Se non ci saranno contrattempi lo andrò a vedere a teatro alla fine di Novembre (con Glauco Mauri). In rete presso il sito della RAI ci sono due spezzoni di Piccoli crimini coniugali. Se non lo trovi in libreria, l’ultima risorsa è vedere se c’è alla biblioteca civica (o altra)e prenderlo a prestito. Un tuo parere da Editore: quando i librai ti dicono che un libro è in ristampa, quanto si può presumibilmente aspettare per ritrovarlo in libreria?

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Se me lo trovi è un gradito regalo, grazie! Fammi sapere, poi, della rappresentazione teatrale, sono curiosa :)

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Se me lo trovi è un gradito regalo, grazie! Fammi sapere, poi, della rappresentazione teatrale, sono curiosa :)

  • Sfranz

    Se c’è ancora vuoi che te lo prenda e te lo spedisca (Monsieur Ibrahim intendo)?

  • Sfranz

    Se c’è ancora vuoi che te lo prenda e te lo spedisca (Monsieur Ibrahim intendo)?

  • Sfranz

    Oppure – come editore saprai più di me come si fa – ti sarebbe più veloce richiederlo direttamente alla E/O. Dimmi tu.

  • Sfranz

    Oppure – come editore saprai più di me come si fa – ti sarebbe più veloce richiederlo direttamente alla E/O. Dimmi tu.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple