Mercurio, Nothòmb

Scritto da: il 29.03.11
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento Mercurio, una fiaba dark dai risvolti drammatici che, per un paio d’ore (il tempo che si impiega a leggerla), mi ha catapultata in un’atmosfera onirica e del tutto spiazzante.

Questa la trama: in un’isola sperduta, c’è una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente (perfino il lavabo è costruito in modo che l’acqua non vi possa ristagnare). Qui vive Hazel, una fanciulla che è stata sfigurata da un’esplosione durante la Prima Guerra Mondiale. Di lei si prende cura il vecchio capitano Loncours, che ha instaurato con lei una relazione amorosa che si regge sulla gratitudine e sul bisogno della fanciulla. L’equilibrio va in frantumi quando il capitano assume Françoise, un’infermiera graziosa e volitiva, affinché si occupi della ragazza.

Françoise si accorge subito che qualcosa non va come dovrebbe. Il rapporto di Hazel con il capitano è morboso ed oscuro, le trame che lo reggono sono intricate; non si sa bene se il vecchio sia vittima o carnefice e il fascino oscuro di Hazel porta l’infermiera addirittura a diventare parte di un triangolo amoroso. Il finale doppio non è che una riflessione sull’amore in tutte le sue forme, compresa quella che nessuno di noi è disposto a sostenere.

Tra i libri della Nothòmb letti finora, questo è quello con l’atmosfera più cupa: potrebbe essere materiale per un film di Tim Burton e, secondo me, sarebbe un successo. L’ambientazione è volutamente sfumata pur senza essere improbabile né indefinita ed anche la collocazione temporale ci riporta ad un periodo in cui le bombe erano pane quotidiano, contribuendo ad aumentare il senso di inquietudine durante la lettura.

I tre personaggi principali sono pennellati con cura e stile. Françoise, dal cui punto di vista osserviamo la vicenda, è una donna determinata e moderna; il suo piglio è quasi mascolino e infatti è lei ad entrare in conflitto con il capitano, che in principio appare come un vecchio libidinoso e manipolatore. Hazel, la vittima, la fanciulla che non vuole più vedere il suo viso e vive da reclusa è in qualche modo il fulcro attorno a cui tutto ruota.

Ci si chiede anche che cosa sia la bellezza, a che cosa serva, se veramente sia l’aspetto piacente che attira tutto a sé. Ci si chiede che cosa si è disposti a fare per possedere la bellezza, per averne anche solo una minima parte. E, soprattutto, può la sola bellezza determinare l’amore e la dedizione assoluta?

Il clima di mistero si infittisce pagina dopo pagina: perché nella casa non ci sono specchi? Perché Hazel obbedisce ciecamente al capitano? È davvero mossa solamente dalla gratitudine?
La Nothomb è bravissima a confondere le acque e magistrale nell’utilizzo del lessico: ogni frase è cesellata con minuziosità e a tratti si ha l’impressione che ogni parola sia stata scelta con uno scopo preciso. Questa attenzione al vocabolario non ha però l’effetto di appesantire il testo, bensì di arricchirlo invogliando il lettore alla ricerca dei significati nascosti tra le righe.

Ancora una volta, dunque, la brava scrittrice belga è stata in grado di stupirmi e tenermi incollata alla pagina. E il mio libraio di fiducia, guardando lo scaffale della Voland edizioni che lentamente si svuota per trasferirsi direttamente sul mio comodino, si frega le mani sogghignando.

  • Franzato

    Bella recensione. Devo ancora leggere un libro dell’Amèlie (pendo più per la Némirovsky); devo dire che sei molto convincente.

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