L’uomo nel quadro, Hill

Scritto da: il 09.06.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

L'uomo nel quadroNel sistemare nella libreria i gialli di Susan Hill appena recensiti, mi sono accorta di non avervi mai parlato dell’Uomo nel quadro, un altro suo libro che merita una menzione. Grave mancanza la mia, a cui voglio porre rimedio subito.

Alcuni decenni dopo La donna in nero, di cui ho già parlato qua su liblog, Susan Hill regala ai suoi lettori una nuova ghost story, pubblicata in Italia sempre per quelli della Polillo Editore.

L’impianto di questa storia molto recente (2007) ricorda molto da vicino la sua sorella più vecchia, non tanto perché le vicende narrate si assomiglino in qualche modo quanto piuttosto perché per entrambe la scrittrice attinge a piene mani dalla letteratura gotica del diciannovesimo secolo.

Il narratore-protagonista di questa storia è Oliver, un ex studente di Cambridge che torna nel suo vecchio college a trovare gli amici e soprattutto un suo professore, ormai anziano e malato, a cui è molto affezionato. È lui a raccontare al nostro la storia singolare di un quadro, una veduta veneziana di cui è venuto in possesso durante un’asta parecchi anni prima.

Utilizzando un impianto narrativo tipico di molte brevi storie dell’orrore tanto in voga nell’ottocento (tra i tanti mi vengono in mente i racconti irlandesi di Le Fanu), in questo L’uomo nel quadro ci sono più storie incastrate una dentro l’altra, tutte narrate in prima persona a un ascoltatore attento, che riconducono allo stesso… fantasma. In questo caso la causa di tutto pare essere una maledizione che, sul potere della storia raccontata, non rimane ancorata al passato ma rivive nel presente mietendo nuove vittime.

Sullo sfondo di tutto ciò, due principali ambientazioni entrambe altamente suggestive: una Cambridge resa spettrale dal parziale abbandono dovuto al periodo di vacanza e una Venezia onirica e altrettanto spettrale, che rivive nei ricordi di chi narra apparendo irreale o, piuttosto, surreale.

Anche questo romanzo breve, come già il suo predecessore, si legge in un pomeriggio, eppure nonostante le ottime premesse non è riuscito come l’opera precedente. Lascia un po’ di amaro in bocca, dovuto a una certa ovvietà che si comincia a respirare nelle ultime pagine e che non si smentisce nel finale, purtroppo scontato.

Eppure, se come la sottoscritta amate i fantasmi d’oltremanica, soprattutto quelli dal sapore antico, dovreste leggerla in ogni caso, perché di storie così perché non ne producono quasi più oggigiorno. Forse sono considerate fuori moda: un vero peccato.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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