L’uomo dei cerchi azzurri, Vargas

Scritto da: il 04.11.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

L'uomo dei cerchi azzurriI fan della scrittrice che si nasconde dietro lo pseudonimo di Fred Vargas conoscono bene L’uomo dei cerchi azzurri: è qua infatti che fa la prima apparizione il suo personaggio più celebre (e probabilmente anche il più riuscito), il commissario della polizia parigina Jean -Baptiste Adamsberg.

Uomo dall’aspetto trasandato ma dal fascino indiscutibile, dall’indole un po’ svagata che forse nasconde una distratta genialità, Adamsberg è senz’altro un ispettore sui generis: la sua apparente noncuranza suscita confusione (se non sprezzo) tra i suoi colleghi eppure esercita uno charme innegabile sulle molte donne a cui si concede a spizzichi e bocconi, figure per la maggior parte senza nome, con cui divide il letto per poche, trascurabili ore.

La creatura di Fred Vargas si posiziona in maniera atipica rispetto ai suoi colleghi letterari perché, specie in questa sua prima avventura, l’indagine non segue rigidi meccanismi e protocolli precisi, quanto piuttosto sembra saltellare sul filo di innumerevoli vicende legate a una carrellata di personaggi strambi quanto improbabili, collegati forse solo marginalmente alla vicenda poliziesca. Adamsberg non dà l’impressione di governare l’indagine, quanto piuttosto di farsi dominare da essa; non pare cercare la verità con un qualsivoglia metodo quanto piuttosto lasciandosi investire da intuizioni all’apparenza molto vaghe.

Così lasciando la sua mente a briglia sciolta Adamsberg condivide con i lettori i suoi pensieri con una profusione tale che dietro l’intrigo giallo c’è molta carne al fuoco, di ogni genere. Però è talmente ben cotta (pardon, volevo dire ben scritta) che non disturba neppure un poco anche chi da un thriller chiede solo un morto, possibilmente anche più di uno, e un’indagine tale da lasciare stupefatti.

E il leitmotiv classico del giallo qua non manca di certo: Adamsberg sin dalle prime pagine è all’inseguimento di un maniaco all’apparenza inoffensivo, che si aggira di notte a Parigi tracciando cerchi azzurri sull’asfalto. Cerchi che imbrigliano oggetti di ogni tipo, persi o gettati per strada. Nessuno pare prendere sul serio lo sconosciuto disegnatore, nessuno tranne Adamsberg che è seriamente preoccupato perché lui non teme, sa che prima o poi dentro i cerchi verrà trovato qualcosa di più grosso di un oggetto inanimato…e una notte infatti, sarà il cadavere di povero animale. Quella dopo ancora, sarà quello di una donna ammazzata…

Per chiunque voglia avvicinarsi al mondo di questo eccentrico ispettore segnalo che recentemente nei tascabili Einaudi è uscito un unico volume, La trilogia Adamsberg, con le prime tre avventure. Novecento pagine di puro piacere letterario, per chi non è mai sazio di morti ammazzati (sulla carta, beninteso).

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