L’uomo che mi lava, Maran

Scritto da: il 31.08.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

L'uomo che mi lava – Valentina MaranUno degli argomenti di cui è più difficile scrivere è certamente il sesso; difficile perché scadere dall’erotismo alla pornografia, dalla sensualità alla volgarità, è questione di poche parole, sfumature di senso, scelte lessicali più o meno felici. Per questa mia prima incursione nel genere ho deciso di farmi indirizzare da chi ne sa più di me, e ho ricevuto, quindi, L’uomo che mi lava, di Valentina Maran.

Sono pochi racconti, tutti scritti in soggettiva, che esplorano vissuto o fantasie di una giovane donna particolarmente disinibita, cosciente del proprio corpo, della propria femminilità e della propria sessualità. Una donna normale, non eccessivamente bella o procace, non appariscente. Una donna comune.

Poco comuni sono i suoi rapporti con il sesso, che svela lungo un percorso accidentato. Il primo racconto, infatti, è un’iniziazione sia per la giovanissima protagonista sia per il lettore: è introduttivo e comincia a disporre gli elementi che saranno ricorrenti per tutto il testo. Triangoli, bisessualità, descrizioni minuziose, esplorazioni di territori taciuti, idee a volte disturbanti.

Da lì in poi è un dipanarsi di avventure, a volte meramente virtuali e a volte sin troppo materiali, con uomini appena conosciuti, o sconosciuti in modo irrevocabile, con donne più o meno esperte, con amanti che non hanno voglia d’essere di più. In qualche caso con i suoi stessi lettori, che la scrittrice immagina essere uomini. I temi si fanno spesso più cupi, pur restando ai margini di quel mondo fatto di ruoli, legacci, piccole e grandi perversioni.

Dopo la prima metà, però, la raccolta perde un po’ di smalto e comincia a diventare ripetitiva sia nei temi sia nel lessico. Lo stile è rapido, frasi essenziali che non lasciano spazio a dubbi, arricchimenti o esitazioni. La lingua tracima ogni tanto nel volgare, così come qualche racconto, che perde la misura e oltrepassa il piccolo segno di separazione di cui parlavo all’inizio. Si sente, comunque, che è scrittura di una donna, in grado di cogliere sfumature del pensiero femminile spesso nascoste.

Dati i contenuti e il linguaggio non è una lettura consigliata a tutti, ma solo a chi ama il genere e non è incline a scandalizzarsi. Come mio inizio m’ha lasciata un po’ perplessa, ma probabilmente perché non è – decisamente – il mio genere.

  • http://pianosequenza.blogdo.net Alessandro Puglisi

    Magari lo metto in wishlist, dato che non sono incline a scandalizzarmi. :) Anche perché sto cercando un autore o un’autrice (italiani) che sappiano osare per ciò che riguarda tematiche come queste. Mi avevano consigliato Una Chi (pseudonimo di Bruna Bianchi), ma non mi sono ancora deciso a prendere qualcosa di suo.

  • http://pianosequenza.blogdo.net Alessandro Puglisi

    Magari lo metto in wishlist, dato che non sono incline a scandalizzarmi. :) Anche perché sto cercando un autore o un’autrice (italiani) che sappiano osare per ciò che riguarda tematiche come queste. Mi avevano consigliato Una Chi (pseudonimo di Bruna Bianchi), ma non mi sono ancora deciso a prendere qualcosa di suo.

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