L’uomo a rovescio, Vargas

Scritto da: il 18.08.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Già avviando la lettura della seconda avventura incentrata su Jean-Batiste Adamsberg, il lettore intuisce subito come Fred Vargas non sia una scrittrice che ami replicare sé stessa: portandoci infatti lontano dalla Parigi del primo libro e dai suoi ordinari omicidi, ci catapulta in una comunità isolata sulle Alpi francesi, addirittura alla caccia di un lupo mannaro.

È lui infatti L’uomo a rovescio del titolo: quando nel piccolo borgo delle Frazioni negli ovili qualcosa con le mandibole più grandi di un lupo normale comincia a sgozzare di animali, gli abitanti della zona riesumano vecchie leggende di uomini glabri la cui pelle si rivolta come un guanto nelle notti di luna, mostrando il pelo celato all’interno.

Quella che sembra solo una favola per spaventare i bambini acquisisce i contorni di un incubo palpabile quando a essere trovata con la gola squarciata non è una pecora ma Suzanne, un pastore del luogo, troppo esperta per cadere vittima dell’attacco di un animale. Dalle Frazioni si avvia un’improvvisata quando singolare caccia all’uomo, o meglio al lupo, datosi nel frattempo alla fuga, da parte un improbabile trio composto dal nero Soliman, figlio adottivo di Suzanne, dal vecchio pastore il Guarda e da Camille, l’unica donna mai davvero amata da Adamsberg. Lei, coinvolta nel gioco dall’affetto che provava per la vittima finirà per coinvolgere alla fine anche il commissario, scendendo a patti suo malgrado con i sentimenti che prova per lui…

Nonostante nel libro non manchino i soliti colpi da maestro della Fred Vargas, L’uomo a rovescio non è probabilmente l’avventura più riuscita del celebre commissario. Intanto lui appare di sfuggita, nella prima parte del libro è quasi completamente assente e un libro che manca per buona parte del suo beniamino principale non è cosa che si possa facilmente perdonare all’autrice: è come leggere un fumetto di Spiderman senza traccia di una ragnatela fino alle vignette finali! L’obiettivo dell’autrice è molto incentrato su Camille, apparsa a sua volta solo di sfuggita nel primo libro: impariamo a conoscere forse l’unico amore nella vita di Adamsberg ma dopo un po’, per chi smania solo di veder comparire il bizzarro commissario, la frustrazione sale.

La storia quindi, lo avrete capito, ha un avvio un po’ incerto e prende definitivamente lo slancio con l’entrata in segna dell’investigatore, diventando a tratti frizzante e avvincente, anche se rimane un po’ la sensazione di aver comprato un libro su Adamsberg ed essere in stati in parte defraudati. Perché ve lo consiglio, nonostante tutto? Perché quando una scrive divinamente come Fred Vargas le si perdonano anche occasionali scivoloni, e quindi non può essere altrimenti che anche in questo “uomo a rovescio” ci siano delle parti che meritino tutto il nostro rispetto.

Questo libro è la lettura sotto l’ombrellone ideale per chi ama gli investigatori decisamente atipici. Con Adamsberg sarà ampiamente accontentato.

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