L’ultimo capriccio di Paganini, Sardini

Scritto da: il 16.09.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

L'ultimo capriccio di Paganini - Dimitri SardiniDifficile vincolare L’ultimo capriccio di Paganini, il secondo romanzo di Dimitri Sardini edito dalla Round Robin, a un solo genere letterario: giallo? Drammatico? Avventura? Forse con una buona dose di originalità si pone in un punto d’incontro tra tutto questo, introducendo i lettori nel mondo di Steve Dominici, musicista blues probabilmente geniale ma un po’ problematico.

La vicenda prende avvio dove il giovane vive, sulla pacific coast californiana, per poi spostarsi nella nostra Italia sulla scia di un assegno di diecimila dollari e di un morto in un incidente che sarà probabilmente omicidio.

E qui, nella calura ferragostiana del centro Italia e sulla scia di tanta e buona musica, la trama diventa quasi un viaggio on the road, tanto che l’autore non ci fa mancare neanche un buon pezzo di strada condotto sul sellino (da me tanto invidiato) di una Harley. Stati Uniti, appunto. Ma anche tanta, tanta Italia, miscelate in un mix gustoso e frizzante.

Mi sono proprio divertita in questa lettura, sarà perché, dove Sardini pecca, non lo fa certo per ingenuità. Anzitutto descrive Los Angeles con la competenza di chi, se non c’è stato, si è ben documentato al riguardo tanto da non far storcere il naso a chi avendola vista sa di cosa l’autore sta parlando. Inoltre, nonostante sia evidente la sua competenza musicale, riesce a non essere pedante fino al punto di risultare un saccente antipatico. E, dulcis in fundo, l’intreccio giallo, ingarbugliato quanto basta, regge fino al finale, privo di colpi di scena eclatanti ma in ogni caso ben congegnato.

Ma allora, mi chiederete, dove pecca? L’unico punto debole che ho trovato nel libro è la mancanza di spigliatezza dell’autore della descrizione delle azioni, che a volte sono talmente farcite di frasi da risultare forzate. Un’immagine, che potrebbe essere resa con efficacia in poche parole, viene dilungata in troppe righe facendo rallentare un po’ la scorrevolezza del tutto. Peccato. Io credo che ciò sparirà tra qualche romanzo, man mano il nostro affinerà la tecnica.

Da leggere assolutamente se avete voglia di un giallo… ma anche no. Gli indecisi saranno ampiamente ripagati!

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Forse, visto che non sono un’amante del giallo potrebbe essere il libro per me.

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