L’ordine animale delle cose, Prete

Scritto da: il 06.04.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

L'ordine animale delle cose - Antonio PreteTra i miei più grandi interessi c’è quello per il regno animale in toto, senza distinzione tra specie; mi piace ricordare che, per quanto ci crediamo evoluti, siamo animali anche noi, e non dei più intelligenti, per inciso. Per questo quando scovo un libro che ne parli lo leggo più che volentieri, come L’ordine animale delle cose, di Antonio Prete, un piccolo volume edito da Nottetempo.

Inizialmente pensavo fosse un romanzo, ma in realtà è una raccolta di racconti uniti solo dal punto di vista prettamente empatico nei confronti di ogni animale, umano o meno, reale o fantastico. Non mancano infatti le escursioni nel mondo della pura fantasia, con bestiari inventati e rivisitazioni del mito del Minotauro nel labirinto, assai caro a molti scrittori.

Cavalli, lucertole, volatili, quasi tutti gli animali sono rappresentati, a volte esteriormente, a volte attraverso una umanizzazione dei loro pensieri, oppure per le tante possibilità di interpretare i loro semplici sguardi e riempirli delle nostre riflessioni. Dei racconti i più significativi sono sicuramente quelli che affrontano le prospettive inedite, come la senilità del naturalista nella Lucertola azzurra, o la disperazione del Minotauro nella Fuga; di contro almeno un paio sono tanto aerei da risultare inconsistenti.

Un caso a parte è Il grido, racconto che si eleva al di sopra di tutti gli altri per la capacità di affrontare un argomento rimosso della nostra vita quotidiana, la sofferenza degli animali condotti al macello. Ed è proprio l’ironia su questa rimozione a costituire il fulcro del racconto, diverso dagli altri anche per lo stile e la scrittura che si fanno asciutti e taglienti.

Gli spunti tematici sono moltissimi, come per le fiabe antiche, in cui la rappresentazione del mondo animale serviva da pietra di paragone per i comportamenti umani; qui però si compie quasi il processo inverso: se in Fedro gli animali prendono vizi e virtù tipicamente nostri per darci una morale, in questa raccolta sono gli esseri umani a guardare alla comunità dei viventi e alla loro organizzazione naturale per trarne insegnamento.

Lo stile è molto accademico, spesso aulico, e la scrittura poetica, con una ricercatezza che da un lato porta a una grande raffinatezza sonora, dall’altro rende i racconti un po’ dispersivi, perdendo l’attenzione in taluni passaggi. L’edizione ha una grande cura e attenzione a tutti i dettagli, da quelli del testo a quelli del paratesto.

Un libro piacevole, anche se non sempre leggero, per riflettere e rilassarsi.

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