L’ombra del vento, Zafòn

Scritto da: il 25.09.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Ombra del ventoLi vedi in treno che tengono compagnia a sconosciuti. Ti scrutano a branchi numerosissimi dagli scaffali del supermarket, mentre tu stai cercando la Baffo Moretti in offerta speciale. Ti saltano addosso dalla tv all’ora del telegiornale, ti assalgono dal tuo social network di riferimento, dalle conversazioni degli amici e degli insospettabili. E tu non sai precisamente che dirne, ma sai che sei di fronte a un CFE, un Clamoroso Fenomeno Editoriale.

E allora un po’ t’incuriosisci, un po’ ti sale la diffidenza innata… mah sarà mica il solito bidone? Sarà mica come quando ho letto la Meyer che lo sapevo già prima che mi faceva schifo ma l’ho letta lo stesso? Sarà mica che non lo leggo ma tanto poi mi tocca vedere il film e dio sa cosa è meglio? E se invece è bravo? Ma di investire la somma non se ne parla, lo si legge a prestito da qualcuno (ché qualcuno prima o poi si trova) e poi si vede. Se ci si appassiona magari poi, nel caso, si comprano anche gli altri.

Ed è successo più o meno così per me con questo CFE di prim’ordine, L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo d’avventura si potrebbe dire vecchio stile, con personaggi dal volto sfigurato che si aggirano sinistri nella notte barcellonese, efferati delitti, storie d’amore, giovani protagonisti che si affacciano alla vita, storie di vendetta… e storie di libri.

Ora, questa recensione si rivolge ai quattro gatti che ancora non l’hanno letto, ovvero togliendo me ne resterebbero solo tre, ma tant’è. Dicevo, non entro più di tanto nella trama, dirò solo che al centro di questo romanzo c’è uno scrittore, o forse il suo fantasma, e i libri che ha lasciato dietro di sé.

C’è un ragazzo che seguendo le tracce di quei romanzi perduti scopre storie e verità sepolte, scopre soprattutto legami con la sua vita, vita che viene naturalmente sconvolta in maniera determinante oltre che, altrettanto ovviamente, messa a repentaglio. C’è una Barcellona del dopoguerra appena abbozzata ma sicuramente suggestiva a fare da inconsueto scenario. Ci sono infine anche ottimi comprimari, a dimostrazione dell’ottimo mestiere che Zafòn, che è anche sceneggiatore, evidentemente possiede.

Le premesse per una lettura appassionante ci sono insomma tutte e vengono rispettate. Il racconto prende ritmo e velocità poco a poco ma parte piano e diventa avvincente davvero solo nella seconda parte, quando i fili cominciano a essere tirati e Zafòn serra i ranghi e rende più compatta la narrazione.

Forse manca un po’ di personalità a livello stilistico, non c’è una scrittura particolarmente riconoscibile, ma credo ci sia quello che più conta e che spesso manca, una bella storia che si fa leggere (con uno scorrevole Morellino di Scansano) e anche ricordare. E non è poco.

P.S. Che qualcuno non se n’abbia a male, io comunque la Meyer non l’ho mai letta…

  • Elfo

    Sono d’accordo.
    E, avendo letto il “seguito”, posso anche dire che Zafòn è migliorato col tempo e queto mi ha favorevolmente impressionata: di solito quando si ha grande successo si finisce per pensare di non aver più nulla da imparare. :)

  • Elfo

    Sono d’accordo.
    E, avendo letto il “seguito”, posso anche dire che Zafòn è migliorato col tempo e queto mi ha favorevolmente impressionata: di solito quando si ha grande successo si finisce per pensare di non aver più nulla da imparare. :)

  • E

    Condivido…e aggiungo che il CFE continua con “Il gioco dell’Angelo” ma purtroppo non è lo stesso Zafon o meglio è lui dopo essersi bevuto tutto il Morellino di Scansano….

  • E

    Condivido…e aggiungo che il CFE continua con “Il gioco dell’Angelo” ma purtroppo non è lo stesso Zafon o meglio è lui dopo essersi bevuto tutto il Morellino di Scansano….

  • Only

    Questo libro mi è davvero piaciuto moltissimo.
    L’ho letto ormai alcuni anni fa, molto prima che uscisse il Gioco dell’angelo..conquistata dal fatto che questo libro sconosciuto avesse scalato le vette delle classifiche.
    Per qualche inspiegabile motivo non ho ancora letto il Gioco, ma probabilmente rimedierò presto..

  • Only

    Questo libro mi è davvero piaciuto moltissimo.
    L’ho letto ormai alcuni anni fa, molto prima che uscisse il Gioco dell’angelo..conquistata dal fatto che questo libro sconosciuto avesse scalato le vette delle classifiche.
    Per qualche inspiegabile motivo non ho ancora letto il Gioco, ma probabilmente rimedierò presto..

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