Lettere, Dunn

Scritto da: il 12.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Lettere, Mark DunnQuale può essere la reazione di un bibliofilo impenitente davanti al sottotitolo “Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi”? Lo voglio! E così il suddetto (la suddetta) si ritrova a sfogliare pieno di aspettative Lettere, di Mark Dunn, tradotto dal geniale Daniele Petruccioli.

Più che di una traduzione effettivamente è una grossa prova di riscrittura, tanto quanto lo era la traduzione degli Esercizi di stile di Queneau ad opera di Eco e cura di Bartezzaghi. La complessità del testo infatti lo rendeva pressoché intraducibile, anche perché era necessario comparare un alfabeto a ventisei lettere con il nostro, che di lettere ne ha solo ventuno.

Si inizia dal gioco di parole del titolo: in italiano questo viene tradotto con l’azzeccatissimo Lettere (in originale era invece Ella Minnow Pea), parola polisemica che richiama sia la forma, ovvero le epistole, sia il contenuto, che è il crollo delle lettere e il loro uso. Particolare quindi che la versione italiana sia “più realista del re”.

La corrispondenza parentale tra le due cugine, Ella e Tassie, racconta lungo il romanzo la storia dell’isola di Nollop, fittizio stato indipendente a largo della costa sud-occidentale degli Stati Uniti, in cui una comunità (di italiani nel nostro caso) si rifugia creando uno stato il cui interesse principale consta nelle materie umanistiche.

Da qui ad una forma di teocrazia linguistica il passo è breve: Nollop, mitico fondatore del regno, assurge a figura sacra, che influisce con segni sulla vita dei cittadini; e il Gran Consiglio è l’organo deputato al vaticinio ed all’interpretazione dei voleri divini. Voleri che consistono nell’espungere di volta in volta alcune lettere dall’alfabeto, e quindi dall’intera lingua, nella forma orale e scritta.

Diventa un arzigogolo la corrispondenza tra le due ragazze, costrette a ricorrere sempre più a sinonimi, circonlocuzioni e modi telegrafici: perdendo la D, ad esempio, tutte le specificazioni sono perdute; inoltre si diffonde il clima di terrore per le sanzioni comminate ai trasgressori.

Il romanzo si sviluppa sul piano allegorico: è una lunga critica della censura e delle oligarchie, qualunque sia il potere da cui traggono forza. Ma è al contempo una squisita dichiarazione d’amore alla lingua ed all’enigmistica, alle infinite possibilità combinatorie e all’espressività di ogni parola, per quanto abusata.

Cosa dire dello stile? Questo romanzo è un unicum e come tale va letto, non valgono le normali regole dell’editing né della scrittura; è anzi un gioiello, in cui la cura artigianale e maniacale del testo è un elemento che dà ancora maggior valore.

Da leggere per tutti i linguisti, bibliofili, curiosi, con la sfida di arrivare a Vetta 32.

  • etnagigante

    E’ con libri come questi che si appaga il piacere di (veder) giocare con la lingua e le parole. Semplicemente come dilettante.

  • etnagigante

    E’ con libri come questi che si appaga il piacere di (veder) giocare con la lingua e le parole. Semplicemente come dilettante.

  • daniele petruccioli

    leggo solo oggi la tua recensione causa email incrociate con la casa editrice.
    che dire? grazie
    dp

  • daniele petruccioli

    leggo solo oggi la tua recensione causa email incrociate con la casa editrice.
    che dire? grazie
    dp

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