Le straordinarie avventure di Caterina, Morante

Scritto da: il 27.02.09
Articolo scritto da . Sono una mamma bionica e sono sposata con il marito platonicamente perfetto. Ho una casa senza isolamento acustico e cinque bambini molto rumorosi. Porto i capelli lunghi perché ho solo due mani. Sono nata per scrivere: me lo ripeto soprattutto mentre sconto il sacrificio di montagne di panni da stirare. Cucino discretamente e preparo dosi da battaglione. Ho un sogno nel cassetto: il Varese in serie A. Naturalmente i giocatori saranno tutti figli miei!

Le straordinarie avventure di Caterina - Elsa MoranteNon è semplice inquadrare le Straordinarie avventure di Caterina in un genere letterario definito. Elsa Morante, si legge nella prefazione ai “carissimi lettori”, scrisse le storie di questo libro a soli tredici anni, quando “non aveva nessun Editore” e poteva contare su di un pubblico assai ristretto e quanto mai singolare: due gatti e i suoi numerosi fratelli e sorelle minori. Le biografie confermano il dato poetico: l’Autrice, nella sua adolescenza, aveva accumulato parecchi scritti, fra cui anche una fiaba originariamente intitolata “Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina”, pubblicata da Einaudi nel 1942, quando la Morante aveva già trent’anni e diversi lavori all’attivo.

La scrittrice in erba si misurò anche con l’illustrazione del libricino: e i simpatici disegni di ragazzina, “in nero e a colori”, forniscono con agile tratto un indispensabile corredo alla storia. Una bambina dalla lunga treccia, Caterina, parte, con l’amico-eroe Tit e la sua trombetta d’argento che non suona più, alla ricerca della bambola Bellissima, che ritroverà dopo svariate avventure in mezzo ad animali parlanti, fate, nani e strani abitanti del bosco.

Gli elementi del meraviglioso e della materia favolosa, quegli stessi che daranno un’impronta indelebile ai grandi romanzi della Morante, sono già tutti presenti in nuce; originale poi è l’andamento della narrazione, semplice ma mai sciatto, anzi piuttosto curato nel lessico e vivacizzato da brevi dialoghi icastici e vivide descrizioni di personaggi stravaganti, pietanze prelibate, luoghi fantastici.

Sarebbe però troppo riduttivo etichettare questa materia come narrativa per l’infanzia. In questa, infatti, solitamente, si distinguono nettamente due piani: da una parte troviamo l’Autore, un adulto che scrive un libro indirizzato ad un pubblico infantile, e dall’altra il lettore, il ragazzino. Un ulteriore elemento importante che funge da intermediario fra l’Autore e il piccolo destinatario dell’opera è un secondo tipo di lettore, al quale sovente viene affidato il compito, appunto, di intervenire in vario modo sulla materia per renderla fruibile dal bambino: un papà, una mamma, un nonno o la maestra che, appartenendo al mondo degli adulti, cercano di sanare la “diglossia” fra i due piani e a tradurre in un linguaggio adatto al bambino il messaggio contenuto nel libro.

“Le straordinarie avventure di Caterina” sono, al contrario, un genere fluido, che sfugge ai canoni consueti della child literature. Nel nostro testo l’Autrice è essa stessa una ragazzina, e rivolge il suo messaggio al mondo infantile del quale fa parte (e in cui i due gatti “di diversa grandezza, ma di uguale importanza” sono idealmente compresi): i due piani non sono più separati ma c’è un’ideale continuità fra di essi, fra il lettore e lo scrittore. La materia infantile non scaturisce dal filtro dell’età adulta, ma nasce dalla fantasia di una ragazzina: è quindi materia infantile “pura” ed è perciò immediatamente comprensibile dal bambino.

È tuttavia sbagliato individuare nell’infanzia l’unico destinatario della raccolta di favole della giovane Morante. In realtà, come si intuisce dalla prefazione, l’Autrice si rivolge ad un uditorio molto più vasto, di lettori non solo bambini, e lo fa tramite l’espediente letterario dello sdoppiamento dell’Autore che affida all’Editore una materia scritta in gioventù. Così facendo si capovolgono i ruoli e la sedicente vecchia Morante diventa la lettrice che reinterpreta la propria materia infantile e la fa pubblicare, mettendone così a parte anche il mondo degli adulti.

banner-ibsSono quindi, “Caterina” e gli altri racconti che completano la raccolta, un testo fortemente programmatico, e tutt’altro che di esile livello letterario, che utilizza per la prima volta nell’autrice l’elemento fiabesco e magico associandolo al mondo dell’infanzia: una simbiosi di fondamentale importanza e fortuna nella sua opera maggiore.

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