Le parole segrete di Jin-Shei, Alexander

Scritto da: il 10.11.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

le parole segrete di jin sheiAlma Alexander ha fatto un lavorone sotto molti punti di vista: la mole del libro di cui vi parlo non è modica, il mondo di cui tratta lontano, la storia è ricca di personaggi e intrecci. Ma il tutto è stato evidente gestito al meglio, perché la lettura scorre piacevole in ogni punto, soprattutto in quelli di tensione, ed ogni soggetto viene ricordato chiaramente per tutte le 500 pagine, e le sue azioni e i suoi legami, indissolubili, si caricano pagine su pagina ma non passano di mente.
È un libro che si presta a un’amica cara, che si regala a Natale.
Fa sempre fare bella figura.

Le parole segrete di Jin-Shei racconta più storie, tutte le storie che sono necessarie per descrivere al meglio la Cina nell’Impero del Syai. È soprattutto presso la Corte Imperiale di Linh-an che è ambientata la narrazione, perché le piccole protagoniste è lì (o da lì) che danno vita all’infinito ricamo di segreti, confidenze, parole in una lingua privata – la lingua del cuore, il cuore di donna che riconosce subito chi sarà in grado di gestirlo.

Di madre in figlia, e così per generazioni, il jin-shei è la lingua che unisce le donne di ogni età e di ogni status sociale, è la lingua che si sceglie di usare quando un’amica diventa una sorella. Una sorella per la vita, una sorella a cui non si può mentire o negare alcuna cosa. Quando una sorella si sceglie, poi non si può tornare indietro e fingere che il patto d’amore, l’amore più vero, non sia mai esistito: così una futura Imperatrice potrebbe trovarsi ad amare più di chi il sangue le impone, la figlia di una ricamatrice dalla spiccata vena poetica.

“Come mi devo rivolgere ad Antian? Come devo chiamarla?” – la piccola Tai è preoccupata, perché quest’unione ti pone su un livello, con la tua sorella, quasi oltre i piani materiali conosciuti. Ma quando accetti di diventare sorella dell’Imperatrice, dove finiscono le libertà di sorella e cominciano i doveri di cittadina? E in maniera tenera, sottile, Tai si rassegna all’idea che questo è per lei il primo legame, ma molto probabilmente per Antian no.

Perchè la sorellanza non si ferma a un vicendevole scambio, si allunga come la coda del serpente e lega, indistintamente, chiunque scaturisca questo sentimento in una delle donne, nel nostro caso le ancora-fanciulle. Così nelle vicende troviamo che il legame arriva a Yuet, la guaritrice di corte, e alla saggia Nhia, dal piedino deforme.

Con occhio discreto ci affacciamo sulla vita delle jin-shei-bao protagoniste, e di tutte le loro sorelle, del loro circolo. Ci si affeziona, quindi, ad ognuna o a una in particolare, ma l’autrice non permette di fossilizzarsi su un solo rapporto, o poche sorelle. Ad ampio respiro, Alma Alexander ci ricorda sempre che non ci sta parlando solo di donne, ma del loro legame. Soprattutto del loro legame, e della gioia e dei dolori che questo comporta.

Vengono svelati i segreti di un mondo incantato, la lettura scorre senza incidenti di percorso e non ci si può tirare indietro fino alla fine. Come se avessimo stretto con Alma Alexander un patto di Sorellanza.

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    Grazie mille della dritta, è finito dritto dritto nella mia wishlist!

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  • http://daphnedescends.wordpress.com mar

    Evviva, son contenta! :) Poi fammi sapere come l’hai trovato!

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