Le Paludi di Hesperia, Manfredi

Scritto da: il 05.01.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

paludi hesperiaMolti scrittori si sono cimentati in interpretazioni più o meno valide dell’Iliade, romanzando in modo più o meno valido la caduta di Troia. Che io sappia, però, pochi si sono confrontati con i Nostòi, ovvero i ritorni degli eroi greci dopo dieci anni di battaglia.

Odisseo e Agamennone a parte, il cui destino è universalmente noto, mi sono chiesta spesso che fine avessero fatto gli altri: Menelao e Diomede, per esempio, oppure Pirro, il crudele figlio di Achille. Una risposta convincente mi è stata data da Valerio Massimo Manfredi, professore ed archeologo, nonché autore di una bella saga su Alessandro Magno e di innumerevoli altri romanzi tra cui, appunto, Le Paludi di Hesperia, edito da Mondadori.

La vicenda segue in particolar modo l’eroe Diomede, re di Tebe, dalla notte della Conquista al ritorno a casa, dove scopre che l’amata moglie Egialea ha accolto un altro nel suo letto e si prepara ad assassinarlo. Non resta dunque che  una fuga disperata e precipitosa verso la penisola italica, dove – sorpresa! – il guerriero ritrova il rivale di sempre: Enea, l’unico principe troiano scampato al massacro.

L’antico odio tra i due non si è sopito, ma la situazione è molto diversa: la terra di Hesperia è inospitale per entrambi e le popolazioni locali non accettano facilmente gli invasori. Inoltre, né Enea né Diomede hanno più alle spalle un potente esercito: devono superare da soli, o quasi, l’aspra lotta per la sopravvivenza e la gloria di un tempo è solo un ricordo, sostituito da fame, stanchezza, disperazione.

Lo stile di Manfredi richiama il respiro epico dei poemi, pur nella modernità del linguaggio, che evita al romanzo di scadere nel noioso. I personaggi restano permeati della grandezza regalata loro da Omero e Virgilio: sono uomini in balìa di eventi più grandi di loro, calati in una realtà a volte peggiore di un incubo.

È come se assistessimo alla vendetta del Fato su coloro che sono stati decantati come grandi eroi ma che, di fatto, hanno commesso orribili crimini e per quelle malefatte non potranno mai trovare pace. Se Diomede rappresenta la decadenza di un’intera epoca, ad Enea è affidato il futuro, il “nuovo” che avanza, nonché la consolazione per il presagio di una stirpe che, con l’Impero Romano, conquisterà il mondo. Una bella rivincita per i  troiani!

Molto interessanti sono anche i substrati di cui l’autore infarcisce il libro, ovvero le descrizioni riguardanti la penisola italica nell’era pre-romana  (i suoi popoli, le usanze spesso barbare agli occhi dei greci), ma anche la cosiddetta Congiura delle Regine, cioè il patto segreto secondo cui le mogli degli eroi avrebbero cospirato per detronizzarli e riprendersi il potere: si tratta di un’eco di un sistema matriarcale antichissimo e molto affascinante, storicamente accertato.

Clitennestra, per esempio, non era semplicemente consorte del re, ma regnante di Argo e Micene per diritto di nascita. Sembra che anche l’uccisione di Ifigenia fosse stata considerata dalla regina una mossa politica del marito, che così eliminava la vera erede al trono.

In generale, si parla di un romanzo avvincente, sia per gli appassionati di storia e mitologia, sia per i profani che – come me – hanno conservato una certa curiosità sin dai banchi di scuola e sono ben lieti di accogliere le pertinenti interpretazioni di questo autore. Manfredi è  abile nel ricostruire un’epoca misteriosa ed ormai perduta senza arcaismi o fronzoli inutili, motivo per cui il testo è ancora più godibile.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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