Le Nebbie di Avalon, Zimmer Bradley

Scritto da: il 21.07.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Le nebbie di Avalon - Marion Zimmer BradleyRitorno sul ciclo arturiano, oggetto di innumerevoli e non sempre efficaci riletture, per proporvi quella che ha forse riscosso il maggior successo commerciale e che ha reso l’autrice Marion Zimmer Bradley una tra le firme più quotate del fantasy internazionale. Il titolo del romanzo di cui voglio parlare è Le Nebbie di Avalon.

Tanto per cominciare, laddove ci si potrebbe aspettare la narrazione delle gesta dei coraggiosi cavalieri, ci rendiamo conto che la vicenda è narrata dal punto di vista dei personaggi femminili, che nella saga originale sono relegati a ruoli di puro contorno.

La protagonista incontrastata è la Fata Morgana, che qui non è la malvagia fattucchiera che provoca il declino di Camelot con il suo malanimo, bensì una donna colta e passionale, che diviene sacerdotessa del culto della dea Ceriddwen in un mondo che sta volgendosi ad un cristianesimo intransigente. Morgana viene istruita per diventare somma sacerdotessa e Dama Del Lago, in una terra incantata chiamata Avalon, dove la religione druidica sopravvive e prospera di nascosto dal culto ufficiale. Questo cammino comporta l’apprendimento di misteri che vanno anche oltre la magia e che la ragazza dovrà difendere una volta tornata nel mondo “reale”, in cui il fratello Artù è diventato Grande Re di tutte le tribù della Britannia ed è in perenne lotta contro gli invasori sassoni.

L’amore, la morte, gli incantesimi e le guerre di religione fanno da ricamo alla leggenda già nota secondo cui re Artù riuscirà ad instaurare pochi decenni di pace, a prezzo di profonde sofferenze per coloro che lo circondano. La mancanza di un erede legittimo sarà come una maledizione, proprio perché l’unico figlio naturale di Artù sarà frutto dell’incesto e rappresenterà sia per il re che per Morgana il ricordo di una ferita insanabile.

Marion Zimmer Bradley rinverdisce i fasti di Camelot attraverso una serie di figure femminili forti ed allo stesso tempo fragili: regine, maghe e sacerdotesse che si incontrano e si scontrano in un mondo dominato da uomini spesso indifferenti. Anche gli eroi principali della saga originale, ovvero Artù e Lancillotto, fanno una ben magra figura: il primo finisce per essere il fantoccio di una moglie infedele ed ipocrita, mentre il secondo recita la parte di un viziato a cui tutto è concesso per via dell’aspetto attraente.

L’epica del libro si snoda attraverso quasi un secolo di storia della Britannia ed il linguaggio è adeguato ad un testo di così ampio respiro, pur senza mai risultare troppo pesante. L’accuratezza storica è riscontrabile sia per quanto riguarda la ricostruzione della corte che i tentativi di riportare alla luce le tracce della religione druidica (sembra che a questo scopo la scrittrice si sia documentata presso alcuni gruppi neopagani).

Il contrasto tra il cristianesimo e l’antica religione è anche un pretesto per far emergere la tematica femminista tanto cara alla Zimmer Bradley: per il culto di Ceriddwen non c’è un dio, ma una dea che può avere molteplici aspetti. L’elemento maschile esiste ed ha potere solo in quanto consorte ed allo stesso modo è la donna – creatrice di vita – il fulcro della società. Di base, la filosofia riportata è quella piuttosto in voga tra le adolescenti americane con il nome di Wicca, una sorta di neopaganesimo le cui adepte si chiamano “streghe” e praticano rituali di magia bianca in cui vengono evocati i poteri della natura.

Il successo di questo libro (edito sia da Tea sia da Nord) è stato tale che l’autrice è riuscita a crearvi attorno una propria leggenda, estranea alla vicenda arturiana, ma legata a doppio filo all’Isola Sacra Di Avalon vista come terra fatata in cui le donne possono trovare sostegno e conforto e in cui la magia è molto più vicina di quanto chiunque possa mai pensare.

  • Only

    Questo libro è stato uno dei miei preferiti della mia adolescenza!!!! Che nostalgia sentirne parlare, mi è subito venuta voglia di rileggerlo (se la mia copia ormai distrutta può sopportare l’ennesima rilettura…).

  • Only

    Questo libro è stato uno dei miei preferiti della mia adolescenza!!!! Che nostalgia sentirne parlare, mi è subito venuta voglia di rileggerlo (se la mia copia ormai distrutta può sopportare l’ennesima rilettura…).

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  • Elfo

    @Only: semmai ti presto la mia^^

  • Elfo

    @Only: semmai ti presto la mia^^

  • Noe

    Bellissimo…
    Io ho visto anche il film, ce lo dovrei avere registrato da qualche parte.

    Ricordo che quando fecero la pubblicità, non avevano ancora detto il titolo, però da come parlava la voce narrante ho pensato: “No, sta a vedere che è su uno dei romanzi della Bradley”.
    Ed era vero.
    Dello stesso ciclo, fantastico, “Le quercie di Albion”.

    :-)

  • Noe

    Bellissimo…
    Io ho visto anche il film, ce lo dovrei avere registrato da qualche parte.

    Ricordo che quando fecero la pubblicità, non avevano ancora detto il titolo, però da come parlava la voce narrante ho pensato: “No, sta a vedere che è su uno dei romanzi della Bradley”.
    Ed era vero.
    Dello stesso ciclo, fantastico, “Le quercie di Albion”.

    :-)

  • Giulia

    Vorrei sapere se Le nebbie di Avalon è stato pubblicato su supporto informatico per chi ha problemi di vista tipo dislessia.
    Grazie!

  • Giulia

    Vorrei sapere se Le nebbie di Avalon è stato pubblicato su supporto informatico per chi ha problemi di vista tipo dislessia.
    Grazie!

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Giulia, purtroppo non ne trovo notizia, ma continuerò a cercare.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Giulia, purtroppo non ne trovo notizia, ma continuerò a cercare.

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