Le menzogne della notte, Bufalino

Scritto da: il 11.12.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Le menzogne della notte – Gesualdo BufalinoGesualdo Bufalino, siciliano di Comiso, approdò al romanzo già sessantunenne, nel 1981, con il romanzo intitolato Diceria dell’untore,un’opera d’esordio che ebbe notevole fortuna di critica e di pubblico, dopo essersi dedicato per anni all’insegnamento, alla poesia e alle traduzioni. Tuttavia dopo quel clamoroso debutto seguirono numerosi lavori letterari, uno dei quali è il prodigioso meccanismo narrativo intitolato Le menzogne della notte.

Ambientato in una prigione abbarbicata su di un isolotto in mezzo al mare, in una sorta di “Risorgimento borbonico” appena sbozzato da pochi accenni storici, il romanzo racconta dell’ultima notte di quattro personaggi, quattro condannati a morte accusati di cospirazione ai danni de Re cui viene proposta una via di salvezza: rivelare il nome del capo della congiura, semplicemente scrivendolo su un pezzo di carta da introdurre in un’urna. Ciascun condannato avrebbe introdotto un foglio, o col nome o senza, ma sarebbe bastata la pur anonima delazione di uno solo per garantire la salvezza di tutti.

I quattro, uno studente, un soldato, un poeta e un barone, passano la notte assieme a un frate, anch’esso prigioniero e condannato, che propone loro di trasformare la veglia in una sorta di Decamerone, in cui ognuno porti un racconto di se e della propria esistenza, qualcosa da consegnare alla storia o all’ultimo ricordo prima della lama del boia, fino all’alba fatale che decreterà il destino di tutti.

I quattro racconti così tratteggiano altrettante storie, sospese fra vero e verosimile, ma il gioco fra verità e menzogna è sottile e pervade le esistenze dei condannati così come l’intero romanzo, abilmente costruito come un gioco di specchi ingannatori, fino a condurre il lettore al sorprendente finale.

Centocinquanta pagine appena, folgoranti, scritte con la prosa raffinatissima ed elegante di Bufalino, capace di dare vita ad una sorta di giallo filosofico, un thriller metafisico fortemente simbolico dove il moltiplicarsi delle maschere va ben oltre il semplice disvelarsi dell’identità del cospiratore, che si cela sotto il nome di Padreterno, e fa di questo romanzo un labirinto letterario ambizioso ed avvincente come pochi.

Uno di quei rari romanzi che si bevono tutti d’un fiato ma che sarebbero da assaporare parola per parola… come un buon vino isolano, non necessariamente siciliano… un ottimo Cannonau per esempio.

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    Interessante!!! Lo inserisco subito in wish list. Grazie mille.

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