Le fiabe di Beda il Bardo, Rowling

Scritto da: il 29.03.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Le fiabe di Beda il Bardo, RowlingForse non tutti sanno che sono una grande appassionata della saga di Harry Potter, anche se non arrivo alle esagerazioni di qualche mio conoscente. Ho tutti gli Harry Potter in fila in libreria e ne ho regalata qualche copia agli amici. Come se non bastasse amo le favole e ho una collezione di fiabe tradizionali di quasi tutti i paesi del mondo. Non potevo farmi mancare, quindi, Le fiabe di Beda il Bardo, che tanta parte hanno nella conclusione delle vicende di HP.

Per chi ha letto i libri della Rowling le fiabe sono un’ottima prosecuzione della lettura, e un buon complemento per rileggere il settimo libro in vista dell’uscita del film; per chi non fosse interessato alla saga di HP  sono comunque belle favole, con piccoli rovesciamenti di ruolo rispetto a quelli a cui siamo abituati, con la loro morale chiara. Infine, se mai servisse un motivo in più, la Salani destina i proventi ad un’associazione benefica fondata dalla Rowling e dalla dalla parlamentare europea Emma Nicholson, il Children’s High Level Group (rinominato “Lumos” – e chi ha letto HP capirà perché).

La struttura delle fiabe è esattamente quella studiata da Propp: eroe, antagonista, aiutante sono figure senza alcune ambiguità e anche il dipanarsi dell’intreccio ricalca le orme di tanta favolistica tradizionale europea. La differenza, chiaramente, sta nell’uso della magia che è condizione naturale in partenza e non accidente – positivo o negativo – della trama: nessuna fata buona o strega cattiva a condizionare il percorso dell’eroe.

I temi sono sempre gli stessi: l’inganno svelato, il figlio scontroso che impara la convivenza e la compassione, il desiderio di manipolare la vita che viene punito, e il rapporto con la morte, costante soprattutto nelle favole più popolari.  Come in ogni favola che si rispetti c’è sempre un insegnamento da trarre, anche se non sempre scontato come potrebbe apparire: vero è che le virtù trionfano sempre, alla fine, e che il cattivo o il gretto sono destinati a cambiare, ma ci sono anche altre morali, tra cui quella dell’integrazione, che sono disseminate lungo le pagine. Tutto senza alcuna parte stucchevole o tendenza cattedratica.

Anzi, nelle note di commento di Albus Silente che chiosano ogni fiaba ci sono riflessioni e considerazioni profonde, nonché qualche concessione all’ironia verso quelle storie per bambini piene di coniglietti rosa e dolcissimi gattini, in cui nulla di male succede mai e che mancano, quindi, della benché minima rappresentazione dei meccanismi del mondo: come diceva qualcuno più saggio di me, “le favole sono importanti perché ci insegnano che i draghi esistono, ma che possono essere battuti”.

Se avete voglia di svecchiare il vostro repertorio di fiabe per bambini e andare oltre Spera di sole e le tre melarance, questo libro sicuramente fa per voi e per i vostri figli.

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