L’amore ci farà a pezzi, Malabaila

Scritto da: il 09.06.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

L'amore ci farà a pezziAl Salone del Libro di Torino erano presenti, tra gli altri, i ragazzi di Las Vegas edizioni, tra cui Andrea Malabaila, l’autore dell’unico libro che ho acquistato là e che vorrei segnalarvi oggi. Sottolineo il fatto che questo ragazzo lavori per una casa editrice, perché ha avuto la correttezza di pubblicare la sua terza fatica, L’amore ci farà a pezzi, con la Azimut (la quale ha svolto un ottimo lavoro, secondo me, sia per quanto riguarda la copertina che per l’impaginazione e la correzione di bozze: al mio occhio attento non si è presentato nemmeno un refuso!).

Già il titolo è tutto un programma e, arrivata in fondo, posso dire che è un biglietto da visita appropriato per la storia che si dipana tra le circa centocinquanta pagine: narrando in prima persona, l’ex promessa del tennis Andy ci parla, infatti, del suo innamoramento per la tennista tedesca Monika, che è giunta in Italia per allenarsi.

I due si incontrano sullo sfondo di Finale Ligure, un paesino in cui sia il protagonista che – sospetto – l’autore hanno passato in spensieratezza tutte le vacanze dall’infanzia in poi. Che l’elemento autobiografico sia forte è facilmente comprensibile, soprattutto per la familiarità con cui Malabaila ci accompagna per le stradine e i vicoli, nominando locali e piazze come se tutti dovessero conoscerli a menadito. Se in principio queste indicazioni date per scontate possono lasciare un po’ perplessi, l’ostacolo è facilmente superato andando avanti con il racconto, in cui risulta molto chiaro come l’ambientazione non abbia questa grande importanza rispetto al rilievo richiesto dai sentimenti in gioco.

Il protagonista è approfondito psicologicamente fin nei minimi particolari, un po’ meno lo è la sua amata, ma anche questo appare ovvio dato il punto di vista da cui la vicenda è narrata, che non può essere per forza di cose dotato di onniscienza. I personaggi di contorno sono poco più di ombre che servono più che altro ad acuire le paure di Andy o la sua malinconia. Anche questo espediente è ben utilizzato per convogliare tutta l’attenzione sulla coppia e su ciò che la loro intesa e il loro amore diventa per il protagonista, cioè il fulcro di un’intera esistenza.

Il linguaggio è corretto e lo stile scorrevole per la maggior parte del libro, tranne che in alcuni passaggi in cui si notano una serie di ripetizioni di concetto che fanno pensare ad un modo di scrivere ancora un po’ ingenuo (niente, comunque, che non possa essere mitigato da un lavoro di editing leggermente più incisivo).

Il punto su cui mi sento di spendere qualche parola è il finale: se da un lato mi è piaciuta la svolta onirica e spiazzante ( il lettore si trova di fronte ad alcune scene in totale contrasto con il tono fluido e lineare che caratterizza il resto del libro), dall’altro devo ammettere di non aver capito quale fosse l’intento di un simile strappo. Trovo, infatti, che le ultime pagine siano un po’ troppo slegate dal resto ed il lettore medio (come io sono!) fa fatica a comprenderle a pieno. Devo anche dire che è un finale inatteso e, per questo, mi ha accontentata: tuttavia avrei trovato più logico inserire un passaggio che fornisse qualche spiegazione in più.

Nonostante queste mie perplessità, il libro mi è piaciuto e mi ha toccata molto: sarà che anche io ho vissuto da poco una simile delusione, sarà che nei naufragi d’amore siamo tutti aggrappati alla solita scialuppa… ma ammetto senza vergogna di aver versato più di una lacrima. Le riflessioni di Andy sull’esatta natura dei sentimenti, le sue paure, la sua ricerca di un coraggio che non sempre è a portata di mano sono fattori comuni a tutti noi e sono qui ben delineati da una penna di cui, spero, sentiremo parlare ancora e bene in futuro.

  • http://www.andreamalabaila.it Andrea

    Grazie, Alessandra, per le belle parole che hai speso. Per il finale vale un po’ quello che hai detto per l’esclusione di terze persone e per il maggior approfondimento del protagonista/narratore: è una scelta quasi obbligata per mettere in luce il suo punto di vista, la sua ossessione che gli fa perdere controllo e lucidità, fino a diventare follia.

  • http://www.andreamalabaila.it Andrea

    Grazie, Alessandra, per le belle parole che hai speso. Per il finale vale un po’ quello che hai detto per l’esclusione di terze persone e per il maggior approfondimento del protagonista/narratore: è una scelta quasi obbligata per mettere in luce il suo punto di vista, la sua ossessione che gli fa perdere controllo e lucidità, fino a diventare follia.

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