L’amante senza fissa dimora, Fruttero & Lucentini

Scritto da: il 20.11.09
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

amante senza fissa dimoraL’amante senza fissa dimora. Ovvero del come prendere un luogo comune e trarne un romanzo originale e coinvolgente. Quale luogo comune più comune (letterariamente, turisticamente) di due amanti a Venezia? Credo nessuno, nemmeno un omicidio a Cabot Cove.

Eppure da questa situazione canonica, abusata, frequentatissima, partono nel 1986 Carlo Fruttero & Franco Lucentini per animare una storia affascinante e ricca di misteri e di sorprese.

Cominciamo col dire che la coppia di autori piemontesi è stata un caso formidabile nel panorama letterario italiano: due giallisti di razza, come dalle nostre parti se ne contano pochi, capaci di una scrittura a quattro mani elegante e colta, a volte un po’ compiaciuta dei suoi riferimenti, certo, ma efficace e asciutta, e sempre implacabile nel difficile, difficilissimo esercizio della suspense.

Ma L’amante senza fissa dimora non è un giallo, anche se ne usa i meccanismi, è una storia d’amore fittamente ammantata di mistero, il mistero che avvolge il protagonista, quel Mr. Silvera che ci appare nelle prime pagine come un accompagnatore turistico dal fascino nebbioso ma che pagina dopo pagina assume contorni nuovi e sorprendenti.

Mistero che affascina e innamora una antiquaria romana di nobile lignaggio, principessa nientemeno, e che soprattutto intriga e coinvolge noi, lettori e spettatori di una storia di passione dai contorni thriller che va a svelare negli ultimi capitoli la rivelazione sorprendente che definisce il racconto.

Racconto a più voci, quello orchestrato da Fruttero & Lucentini, ma mai disorientante, e costantemente ancorato alla geografia veneziana con scrupolo e puntiglio, tanto che a qualcuno è riuscito di pubblicarne un itinerario che segue i passi dei protagonisti fra le calli e i campielli di una città fuori dal tempo che proprio per questo motivo, come capirà chi lo legge, non può che essere lo scenario romanzesco ideale per una storia come questa.

Non so con certezza cosa fosse il “bianco ben ghiacciato” che bevono i due protagonisti a pagina 75 ma potrebbe benissimo essere un Pinot Grigio ad accompagnarne la lettura.

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