Per un’antologia di racconti horror L’altalena sembrerebbe un titolo rassicurante: in fin dei conti è un oggetto normale, portatore di ricordi positivi e allegria. Ma basta leggere l’introduzione per ricordare che non è così.
Forse può esserlo per i bambini dell’era della plastica, ma per noi che abbiamo un’età e abbiamo vissuto le altalene in legno, beh, non è un ricordo scevro da dolori, fisici più che mentali.
E per il libro è quasi una dichiarazione programmatica; saranno infatti l’orrore della realtà e la normalità dell’orrore a tener banco per queste centocinquanta pagine.
Non sono esattamente una fanatica dell’horror, che erroneamente spesso associo allo splatter, grazie alla cattiva maestra televisione (prendendo in prestito la definizione di Popper); probabilmente per questo non mi lascio spesso andare a questo tipo di letture.
Dato però che ormai per me certi editori sono “di fiducia” (penso ai classici Einaudi, a Marcos Y Marcos, a Minimum fax) sono sempre disposta a leggere ciò che arriva senza pregiudizi; così è stato anche per questa raccolta eterogenea incentrata sull’Orrore.
Scrivere un racconto “di genere” non è cosa semplice, qualsiasi sia il genere cui ci si riferisce; poiché i canoni sono precisi si rischia di scivolare nel banale, nello stereotipato, o peggio nell’incredibile, cercando a tutti i costi di innovare.
Tranne che per un paio di racconti sulla ventina raccolti, questo difetto non è presente: sono freschi, nuovi se non per argomento almeno nell’angolo visuale, stilisticamente e letterariamente validi. E anche se a volte lasciano presagire un po’ di trama, o la dichiarano in principio, sanno mantenere alta la tensione fino all’ultima parola.
I temi sono i più disparati, dall’altalena vera e propria che funge da apripista ai racconti più o meno incentrati sui libri, all’eterno conflitto fra “Forze del Bene” e “Forze del Male”. Sbagliereste però a pensare che in fin dei conti siano sempre le stesse cose: in questo libro tutto è diverso da ciò che sembra, anche gli zombie.
Ciò che mi ha ulteriormente colpita è la capacità dei vari autori di mantenere un proprio stile senza appiattimenti: si passa da scritture ironiche a scritture erotiche, da stili telegrafici a ridondanti; ed ogni scelta è legata in maniera perfetta al proprio tema.
Per questa eterogeneità non dubito che ognuno possa trovare il racconto dei suoi sogn… pardon, incubi.
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