La solitudine dei numeri primi, Giordano

Scritto da: il 02.07.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @CentolibriDiscusso, criticato, osannato e vituperato. Di solito non mi lascio attrarre da libri così “turbolenti”, ma in questo caso è il libro che ha trovato me, per cui ben venga. La solitudine dei numeri primi ha tutte le carte in regola per causare un pandemonio: l’autore è un esordiente, per di più laureato in fisica, e il libro è stato lanciato con grande clamore. Che è un po’ come aver tatuato un gigantesco bersaglio sul petto di Giordano.

Mi arrogherò il ruolo di difensore, in questo processo immaginario. Giordano affronta un tema ostico, con personaggi spigolosi, di difficile tratteggio. Due solitudini completamente diverse tra loro, che provano a toccarsi, inutilmente. Due solitudini patologiche e irrisolvibili. E narrate con normalità.

I numeri primi gemelli, quelli raccontati nel romanzo, sono vicini, aggrappati l’uno all’altro nel mare magnum degli interi, ma mai abbastanza da potersi riunire, inesorabilmente separati dal 2. Soli a due a due. Come intuizione è formidabile, e dà una bella chiave interpretativa alle vicende dei personaggi.

Personalmente, purtroppo per esperienze vissute, ritengo che almeno una delle due solitudini sia colta nel suo aspetto essenziale. I caratteri, le reazioni, le emozioni sono verosimili. Non sono riuscita a identificarmi coi protagonisti, ma con una figura di “spalla”, ruolo che ho rivestito anche nella realtà; ed ho trovato dolorosa e nitida la rappresentazione a me offerta.

Veniamo ai difetti, necessari come punto di partenza per crescere. La scrittura è piuttosto pedante, alle volte addirittura barocca. Molti passaggi intuitivi si disperdono in una generale lentezza, che può distogliere l’attenzione, specialmente in fase iniziale. Nulla che un buon editing non possa risolvere, ma ormai è un po’ tardi.

Eppure sento che, se non si farà abbagliare dal facile successo commerciale, questo ragazzo potrà davvero dire – e dare – qualcosa di buono alla narrativa italiana. Molto più di quanto facciano tanti scrittori di lungo corso.

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  • http://www.anobii.com/anobi/person_home.php Elena F.

    “Personaggi spigolosi”… al contrario, io li trovo piatti, bidimensionali. Non c’è approfondimento psicologico, in questo romanzo, e quello che poteva essere un ottimo spunto viene letteralmente gettato alle ortiche.

    Ad ogni buon conto, auguri al vincitore.

  • http://www.anobii.com/anobi/person_home.php Elena F.

    “Personaggi spigolosi”… al contrario, io li trovo piatti, bidimensionali. Non c’è approfondimento psicologico, in questo romanzo, e quello che poteva essere un ottimo spunto viene letteralmente gettato alle ortiche.

    Ad ogni buon conto, auguri al vincitore.

  • http://liblog.bloglist.it Caym, alias Livia

    Concordo sul fatto che lo spunto sia eccellente e lo svolgimento non all’altezza dell’invenzione letteraria, ma credo che la scelta di non descrivere l’interiorità del personaggio e lasciarla trasparire dalle azioni sia l’unica possibile quando si attinge ad una realtà complessa come quella delle patologie psichiche.
    Comunque “spigolosi” nella selezione, non necessariamente nella narrazione…

  • http://liblog.bloglist.it Caym, alias Livia

    Concordo sul fatto che lo spunto sia eccellente e lo svolgimento non all’altezza dell’invenzione letteraria, ma credo che la scelta di non descrivere l’interiorità del personaggio e lasciarla trasparire dalle azioni sia l’unica possibile quando si attinge ad una realtà complessa come quella delle patologie psichiche.
    Comunque “spigolosi” nella selezione, non necessariamente nella narrazione…

  • http://www.anobii.com/anobi/person_home.php Elena F.

    Ma è proprio questo il punto: nel romanzo di Giordano anche le azioni sono piatte. Non c’è sufficiente tensione, non c’è dialettica, non c’è proprio nulla al di fuori di un vago senso di solitudine, narcisistica e piuttosto infantile.
    Per fare il confronto, mi vengono in mente romanzi come “La porta” di Magda Szabò, “Maschio adulto solitario” di Cosimo Argentina, ma anche il bellissimo “Paolo il caldo” di Vitaliano Brancati: lì sì che l’aspetto patologico dei personaggi è reso con forza, ed emerge davvero dai singoli gesti, dalle azioni ossessive dei protagonisti.

    E poi, un premio letterario non dovrebbe essere assegnato come incoraggiamento all’autore (“è ancora giovane ma promette bene, vedrete che crescerà… “): il riconoscimento deve andare direttamente all’opera, che dev’essere quantomeno ottima. Che poi sia il frutto del lavoro di un esordiente o di uno scritore navigato, poco conta. Anzi, nulla.

    Insomma, nel panorama italiano forse c’era di meglio…

    Grazie per lo scambio di idee e buone letture!
    Elena

  • http://www.anobii.com/anobi/person_home.php Elena F.

    Ma è proprio questo il punto: nel romanzo di Giordano anche le azioni sono piatte. Non c’è sufficiente tensione, non c’è dialettica, non c’è proprio nulla al di fuori di un vago senso di solitudine, narcisistica e piuttosto infantile.
    Per fare il confronto, mi vengono in mente romanzi come “La porta” di Magda Szabò, “Maschio adulto solitario” di Cosimo Argentina, ma anche il bellissimo “Paolo il caldo” di Vitaliano Brancati: lì sì che l’aspetto patologico dei personaggi è reso con forza, ed emerge davvero dai singoli gesti, dalle azioni ossessive dei protagonisti.

    E poi, un premio letterario non dovrebbe essere assegnato come incoraggiamento all’autore (“è ancora giovane ma promette bene, vedrete che crescerà… “): il riconoscimento deve andare direttamente all’opera, che dev’essere quantomeno ottima. Che poi sia il frutto del lavoro di un esordiente o di uno scritore navigato, poco conta. Anzi, nulla.

    Insomma, nel panorama italiano forse c’era di meglio…

    Grazie per lo scambio di idee e buone letture!
    Elena

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