La sindrome di Superman – L’eleganza del riccio, Barbery

Scritto da: il 26.03.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

eleganza del riccioDue persone – Renée, una portinaia dalle origini più che umili e una dodicenne di buonissima famiglia – le quali, volutamente, nascondono i propri talenti dietro un’apparenza convenzionale: ecco cosa intendo per “sindrome di Superman”, perché questa situazione mi ha fatto pensare proprio ai molti eroi del fumetto americano i quali, pur essendo tali pubblicamente, nel loro quotidiano sono individui più che normali la cui banale esistenza passa del tutto inosservata.

L’eleganza del riccio è costituito dalle pagine dei diari di questi due personaggi, pagine che si alternano le une alle altre, nelle quali la giovanetta (con ben pianificate aspirazioni suicide) e la portinaia – coltissima autodidatta con preferenze che volgono all’Estremo Oriente – scrivono le loro osservazioni e riflessioni partendo dai fatterelli che accadono nel vecchio condominio, per lo più, abitato da persone e famiglie molto ricche.

Ciò che, probabilmente ha fatto piacere questo libro al pubblico, decretandone il grande successo, credo sia proprio la trovata di queste “spie” che si fan paravento delle convenzioni e credenze sociali per criticarle e sottolinearne la precarietà se non il vuoto che le sostiene e di chi le mette in pratica. Il contrasto tra l’essere e l’apparire di queste due donne è proprio ciò che crea la tensione che dà la spinta al progredire narrativo. Ma, naturalmente,non è solo questo.

Certo, se non si mette in funzione la “sospensione dell’incredulità” del caro Coleridge, se può essere piacevolmente sorprendente (o sorprendentemente piacevole) scoprire una finissima quanto lucidissima intellettuale sotto i modesti panni di una portinaia, appare più difficile accettare i ragionamenti morali e filosofici di una dodicenne che ci si aspetterebbe di sentire da persone assai più anziane di lei; e questo, anche dal punto di vista della mera esposizione scritta: per quanto amante dell’analisi e del bello scrivere, è piuttosto irrealistico da parte di una preadolescente. Anche, se, bisogna dire, certe sue descrizioni sono davvero esilaranti.

Ma le mentite spoglie possono essere durature sì ma non eterne! Un bel momento nel vecchio condominio parigino un anziano inquilino (grande critico gastronomico) passa a miglior vita e il suo appartamento viene acquistato da monsieur Ozu, un benestante giapponese. Sarà la sua umanità o la sua cultura orientale o il fatto che lui non si nasconde dietro le consolidate quanto tacite caste sociali – in fondo tanto deprecate ma, allo stesso tempo e senz’ombra di dubbio, tanto rassicuranti per chiunque – tant’è che non ci mette molto ad intuire che sia la ragazzina dodicenne (il cui nome, Paloma, si verrà a sapere solo a pag.237), sia la portinaia NON sono le persone che fa loro comodo sembrare. Per queste ultime il nuovo inquilino è un inatteso, piacevole incontro fatale che, in qualche misura, sconvolgerà le loro vite. Con lui capiscono di poter aprirsi, parlare di argomenti di cui mai han parlato finora con chicchessia; di poter condividere emozioni frutto anche di una loro continua ricerca estetica, la ricerca dell’Arte e della Bellezza, entrambe con le iniziali maiuscole.

Ci sono pagine noiose in questo libro, non lo nascondo ma, anche, pagine molto belle e delicate che ben descrivono ciò che si prova nel profondo dell’animo. Notevole è la pagina in cui Paloma scopre al Bellezza in un caduco bocciolo di rosa: fa venir in mente quei moments of being della Woolf o certe poesie della Dickinson.

È un libro la cui lettura può essere piacevole che si apprezza anche per il suo originale quanto esile impianto narrativo. Certo, l’autrice è (o è stata) una professoressa universitaria di Filosofia che, guarda caso, ama il Giappone tanto da vivere attualmente a Kyoto. La tecnica narrativa del diario le ha permesso di presentare argomenti filosofici, sociologici e morali in maniera gradevole e non accademica, continuando a suo modo una tradizione francese di lungo corso. Ma, a volte, si è (o ci si è) abituati ad altri tipi di romanzi, di narrativa, scritti in altro modo, tanto da chiederci se e quanto si possa definire questo libro un romanzo. Se lo è, si avrebbero delle difficoltà a definirlo tradizionale.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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