La (ri)carica dei 101 – 101 cani d’autore, Paronuzzi

Scritto da: il 08.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @aNobiiChiunque abbia avuto un “peloso” con sé, grande o piccolissimo, canino, felino, roditore, può capire l’impulso a comprare questo libro, il chiedersi come i grandi scrittori vedano il mondo quadrupede.
Una lettura veloce, con tanti spunti per letture ulteriori, tanti piccoli ritratti.

Paronuzzi estrae da romanzi e racconti le pagine, per lo più brevi, in cui gli autori si soffermano più che per una fuggevole riga sui cani (ma analogo lavoro esiste per gatti e cavalli).
Ci troviamo così a leggere una beffarda pagina dei Satiri virtuosi di Bonura, stralci da Cujo di King, passi dalle Lettere di Groucho Marx.
Unico criterio di inserimento, chiarisce il curatore, la cinofilia poiché “I cani ascoltano e capiscono. Per loro è stata realizzata questa antologia [...]. La raccolta in sé è critica in quanto sono stati eliminati quegli autori che ci sembrava non volessero tanto bene ai cani”.

La lettura è frammentaria e discontinua, com’è ovvio accostando autori così dissimili per genere, epoca, contesto. Risulta in ogni caso gradevolissima, come una scatola di cioccolatini assortiti, da degustare con pazienza e senza foga. Una lettura non lineare, quindi, ma a sentimento.

Fa bene allo spirito, ogni tanto, riscoprire nel nostro più caro scrittore una passione comune, un tratto di carattere che va smarrito nelle mille e mille pagine sotto i nostri occhi. Rinfranca e ci ricorda che quello ai nostri piedi può non essere “solo” un animale, e che va scoperto con nuovi occhi. Magari presi in prestito dai nostri scrittori preferiti.

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