La ragazza delle arance, Gaarder

Scritto da: il 18.01.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La ragazza delle aranceTempo fa una lettrice di Liblog scrisse per consigliare dei libri; incuriosita, me li procurai ma finirono in mezzo alla pila pericolante che sta sopra e intorno al mio comodino. Finalmente è arrivato il turno del primo, La ragazza delle arance di Jostein Gaarder, che si è rivelato una stupenda conferma.

Avevo già apprezzato Gaarder per Il mondo di Sofia, di cui abbiamo parlato in passato, e forse temevo un po’ la lettura di un altro suo romanzo: come con tutti gli autori che mi piacciono, un po’ mi spaventa che possa essere stata una felice coincidenza mai più ripetuta. Ovviamente non è questo il caso.

Il romanzo parte dal pretesto di una “scatola del tempo”, un lungo racconto lasciato da un padre in punto di morte a suo figlio  Georg nel futuro, a cui il figlio stesso aggiunge note, riflessioni, puntualizzazioni. Così diventa quasi un dialogo tra il passato e il presente, in cui c’è un Georg lettore quindicenne e un Georg scritto di soli quattro anni, accanto al padre mentre digita la sua storia.

Alternando tempo della scrittura e tempo della lettura, consapevolmente, ci si lascia catturare dai piccoli misteri disseminati lungo il testo e, anche se alcuni magari sono prevedibili, ci si trova rapiti a cercare di scoprire cosa sia davvero successo e chi sia questa ragazza delle arance. In realtà al di sotto di questa traccia c’è un interrogarsi profondo su quali sono le influenze che riceviamo in eredità, come si costruisce il nostro io e, soprattutto, che senso abbia.

Il mondo di Gaarder è, come nel suo romanzo più famoso, un mondo magico, pieno di sorpresa, fiaba e destino, un mondo incantevole in cui anche ciò che accade apparentemente per caso ha un suo significato profondo, sebbene nemmeno i personaggi riescano a immaginarlo. Una storia che parla ancora una volta di famiglia e di affetto, di come si possa essere vicini anche davanti a una distanza incolmabile come quella imposta dalla morte.

Insegna, questo libro, la relatività delle cose importanti e delle priorità, insegna molto altro, ma ancora una volta con uno stile fluido, un lessico semplice e comprensibile da romanzo di formazione. E in questa fluidità le pagine scorrono rapidamente, tanto da poterlo leggere in qualche ora.

Uno di quei libri che, appena finiti, lasciano un’impressione piacevole e portano un sorriso nelle giornate.

9788850214570

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