La ragazza del ritratto, Torday

Scritto da: il 05.05.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

ragazza del ritrattoCon questo La ragazza del ritratto, la Elliot si conferma una casa editrice le cui uscite in libreria sono da seguire attentamente, almeno per chi come me ama i thriller europei: dopo avermi fatto scoprire il bravo scrittore tedesco Sebastian Fitzek, ora mi introduce in quello di Paul Torday, autore britannico geniale. Lo etichettano così le recensioni un po’ sparse dappertutto, non lo dico io, eppure mi sento quasi disposta a sottoscrivere in pieno una definizione all’apparenza esagerata dopo aver divorato in un week end il suo terzo libro ed esserne rimasta estasiata.

Tutto inizia in una villa in Irlanda un tranquillo week end di agosto, dove giungono ospiti di amici Micheal ed Elizabeth, coppia sulla quarantina avviata al decimo anniversario di un matrimonio scipito e privo di emozioni.

Eppure è proprio qui che la loro vita inizia a cambiare: il tranquillo e prevedibile Micheal scorge in un quadro una figura femminile vestita di verde, una ragazza che appare sullo sfondo di un interno e che a una seconda occhiata non sembra esistere, né nel dipinto né da nessuna parte nella villa… se non che Micheal comincia a incontrarla in carne e ossa un po’ dovunque, quando torna in Inghilterra.

Lamia, così gli si presenta la ragazza, all’apparenza lo guida verso un cambiamento della sua vita benefico sia per lui che per la moglie: l’ordinario e un po’ noioso marito che non riserva sorprese diventa un uomo affascinante e sensuale, e la vita matrimoniale dei Gascoigne, dentro e fuori dal letto, viene scossa dal nuovo io di Micheal. Elizabeth, donna intelligente e intraprendente, è conquistata da questo nuovo compagno di vita ma comincia a porsi delle domande: la nuova piega che ha preso il suo matrimonio è destinata a durare? Lei si augura di sì ma nel contempo si chiede chi sia il nuovo Micheal e mentre cerca delle risposte incapperà in verità inaspettate nella tenuta scozzese di Beinn Caorrun, dove il marito ha passato tutta la sua infanzia…

Dalla premessa del libro (e in parte anche dalla quarta della copertina) sarete indotti a credere di aver a che fare con una storia dai sapori sovrannaturali, un po’ classico racconto di fantasmi dalle fosche tinte vittoriane. Eppure, il romanzo di Paul Torday è soprattutto un finissimo thriller psicologico, che si serve degli oscuri congegni della mente umana per giocare un brutto tiro ai suoi lettori non una, ma innumerevoli volte.

Tutte quelle in cui cambia brutalmente le carte in tavola, stupendoci e disorientandoci e regalandoci una storia inaspettata e insospettabile, che va decisamente oltre le premesse iniziali, servendosi anche di un eccellente e ben congegnato cambio continuo di punto di vista: un capitolo narrato in prima persona da Micheal si alterna a uno scritto da Elizabeth e il continuo altalenarsi della prospettiva fa cadere il lettore nelle sapienti trappole messe in pista dal bravissimo scrittore.

Da leggere con vero entusiasmo se ritenete che nel thriller nessuno possa dirvi più niente di nuovo. Scommettiamo che vi ricrederete?

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