La prova del 9: La sognatrice di Ostenda, Schmitt

Scritto da: il 10.09.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

La sognatrice di ostendaC’è una sorta di prova del nove che dimostra quanto inconfutabilmente piaccia ciò che si sta leggendo: non si guarda mai a che pagina finisca l’oggetto della nostra lettura. È ciò che può capitare con uno qualsiasi dei cinque racconti che compongono La sognatrice di Ostenda di Eric-Emmanuel Schmitt.

Il primo – che dà il titolo all’intera raccolta – ti prende con quell’alone di dubbio che avvolge il racconto di una vecchia dame colta, malata e scostante, dal carattere reso ruvido dagli anni e dalla solitudine; il racconto di un suo presunto e giovanile amore totale “da cui non ci si riprende mai”. Un amore letteralmente favoloso, totalizzante, nella passione, nella complice, spontanea, tacita intesa, nel sesso, pianificato e studiato come gli amanti fossero due vissuti seduttori settecenteschi.

Sarà vero? Credibile? O è soltanto un sogno, bello e pietoso per chi ascolta l’anziana signorina, viste anche l’esistenza che ha condotto finora e le sue attuali condizioni di salute. Per di più, a suo dire, questa storia d’amore l’ha vissuta col rampollo di una real casa in incognito, di cui non ha mai saputo il nome reale (qualsiasi senso diate a quest’ultimo aggettivo va bene). Per tutto il racconto, l’autore ci tiene emotivamente in equilibrio sull’esile spartiacque che divide sogno e (possibile, per quanto inverosimile) realtà fino allo scioglimento finale che è poesia pura.

Nel secondo racconto – Delitto perfetto – si può vedere quanto, con un po’ di fortuna, si possa premeditare e commettere l’assassinio del proprio marito (che si credeva di conoscere ma gli uomini, si sa, che mascalzoni!) uscirne assolti e vivere infelici e scontente perché… e lo lascio leggere a voi.

Il terzo – La guarigione – è ambientato all’ospedale la Salpêtrière visto che la protagonista femminile – un brutto anatroccolo – è un’infermiera. Un’infermiera che, con l’aiuto di un bel paziente gravemente ferito, prenderà progressivamente coscienza del proprio potere seduttivo e della propria femminilità, diventando un desiderabile e desiderato bellissimo cigno.

In Cattive letture vi è una certa dose di comicità e, per chi vuol vedercela, una bonaria satira ai romanzi commerciali che stravendono, velatamente anche al caso editoriale Il Codice Da Vinci di Dan Brown che tante polemiche e chiacchiere suscitò alcuni anni fa. Al termine però l’ilarità e l’umorismo prendono una piega noir, conseguenza del graduale predominare della fantasia sulla realtà attraverso la suggestione. È, in qualche maniera, speculare al Delitto perfetto, qui il delitto è preterintenzionale e, nonostante, sia comunque un triste evento, l’ironia non viene meno.

La donna col bouquet chiude il libro e l’autore lo racconta come un fatto di cui, parzialmente, è stato testimone. La vicenda è di una semplicità disarmante ma tale da assurgere la dignità del simbolo e della metafora sia della creatività artistica, sia della vita. Viene perfino citato Samuel Beckett e il suo Aspettando Godot.

Non penso ci sia altro da aggiungere. Si toglierebbe il piacere di leggere. Che è quello che mi auguro Eric-Emmanuel Schmitt voglia ancora continuare a darci in maniera tale da non indurci a vedere il numero dell’ultima pagina.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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