La possibilità di un’isola, Houllebecq

Scritto da: il 17.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La possibilità di un'isola, Michel HoullebecqQuando ho chiesto agli amici cosa leggere per approcciarmi ad Houllebecq due titoli sono stati suggeriti costantemente: Le particelle elementari e La possibilità di un’isola. Allora, guidata dal solo titolo, ho deciso di appropriarmi del secondo romanzo, date le discussioni sulla somiglianza tra il primo e La solitudine dei numeri primi di Giordano. Volevo infatti iniziare senza avere in mente diatribe.

Così l’inizio è riuscito a spiazzarmi completamente: i miei amici sono stati tanto saggi da non dirmi nulla sul libro, per cui l’effetto sorpresa è stato perfetto; sin dalle prime pagine Houllebecq annuncia di essere un autore fuori dai soliti schemi, se mi può esser perdonato un cliché del genere.

I titoli dei capitoli hanno un che di biblico, anche se nessuna attinenza poi con i testi sacri; distanza rafforzata dal continuo argomento sessuale, espresso però come dato quotidiano e obiettivo, meccanico. La descrizione di queste scene procede impassibile, senza brutalità o voyeurismi inutili tanto di moda: è già brutale l’argomento in sé.

Ci si mette un po’ a capire quale sia il protagonista, ma entro poche pagine si capisce che stiamo leggendo almeno due diari: il diario di un uomo che legge il diario di un suo avo. Da questo contrappunto di voci narranti si ricostruisce la trama di due uomini ed una umanità.

Da un lato abbiamo il racconto di una vita durante la nostra società in declino, dall’altro quello di una vita successiva che tenta di immaginare, capire i suoi predecessori per trovare la propria via per l’ascesi. E, ovviamente, capire il funzionamento dei sentimenti umani.

Il testo oscilla tra la fantascienza e la distopia, con rimandi che mi ricordano un po’ i raeliani di qualche anno fa, fonte quasi certa di ispirazione considerando la data del romanzo  e le evidenti convergenze. Le conclusioni cui arriva, amare com’è giusto che sia, danno la chiara sensazione che si parli di un universo possibile, anche se, per me, non auspicabile.

Non potevo poi che sentirmi vicina al protagonista, non tanto per il cinismo quanto per la cinofilia: le descrizioni che riguardano il piccolo Fox, un Welsh Corgi Pembroke, sono intense e sentite, e lasciano trasparire un grande amore per i canidi.

Fino all’ultima riga si assapora la lettura, presi sia dalla trama sia dalla scrittura regolare e intensa. Lo stile asciutto è di grande efficacia soprattutto nel descrivere i passaggi ostici o brutali (come avevo accennato poco sopra), nonostante sia pervaso da un senso di resa al fato.

Una lettura consigliata per il suo sguardo acuto sulla realtà attuale e su quella ventura, da leggere con lucido distacco.

  • Alessandro

    Finalmente parli di Houellebecq, autore consigliatomi da un caro amico ormai più di un anno fa, e autore a cui mi sono appassionato sin da subito. Il testo a cui dedichi il post è sicuramente il massimo esito della sua narrativa, fino ad ora. Ma Le particelle elementari non è da meno, anzi… :) Molto interessante il fatto che quest’autore ponga il suo scrivere come punto d’incontro tra il romanzo “di formazione” (si prenda questo termine in senso piuttosto lato), la forma del saggio e la riflessione teorica sull’esistenza.

    A suo tempo, ebbi a parlarne anche su Megaron, di Houellebecq, nell’articolo al seguente indirizzo:
    http://www.megaronline.org/Houellebecq-il-profeta-del.html

    Inutile dire che personalmente ti consiglio di approfondire quest’autore e ti consiglio Estensione del dominio della lotta, suo primo romanzo che, secondo me, permette di capire molto della “poetica” di Houellebecq.

    P.S.: In effetti nel 2005 è stato nominato Prete Onorario del Movimento Raeliano. ;)

  • Alessandro

    Finalmente parli di Houellebecq, autore consigliatomi da un caro amico ormai più di un anno fa, e autore a cui mi sono appassionato sin da subito. Il testo a cui dedichi il post è sicuramente il massimo esito della sua narrativa, fino ad ora. Ma Le particelle elementari non è da meno, anzi… :) Molto interessante il fatto che quest’autore ponga il suo scrivere come punto d’incontro tra il romanzo “di formazione” (si prenda questo termine in senso piuttosto lato), la forma del saggio e la riflessione teorica sull’esistenza.

    A suo tempo, ebbi a parlarne anche su Megaron, di Houellebecq, nell’articolo al seguente indirizzo:
    http://www.megaronline.org/Houellebecq-il-profeta-del.html

    Inutile dire che personalmente ti consiglio di approfondire quest’autore e ti consiglio Estensione del dominio della lotta, suo primo romanzo che, secondo me, permette di capire molto della “poetica” di Houellebecq.

    P.S.: In effetti nel 2005 è stato nominato Prete Onorario del Movimento Raeliano. ;)

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