La morte della Pizia, Dürrenmatt

Scritto da: il 23.05.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @AdelphiFriedrich Dürrenmatt potrebbe essere definito, con parole d’altri tempi, “un uomo dal multiforme ingegno”. Pittore, drammaturgo e, per nostra fortuna, scrittore.

Ha la caratteristica di essere un abile “revisore” delle tradizioni letterarie, come già nella Promessa e o nella Vacanza di Mister X . La morte della Pizia non fa eccezione: si appropria di un tema noto, narrato mille volte, per ridefinirne i confini, per discutere di fato e libero arbitrio, di religione e fede.

Il pretesto è, per l’appunto, la dipartita del famoso oracolo di Delfi, che aveva sentenziato il destino di Edipo e mille altri. Una pizia, però, sarcasticamente consapevole del suo ruolo, non spirituale ma temporale. Una pizia disincantata che rivede e comprende le sue azioni tardi, troppo tardi. Una pizia che viene beffata da quello stesso fato di cui s’è presa gioco divinando.

Sembra quasi voler dimostrare una tesi, questo racconto, per poi sorprendere nella chiusa. In realtà ci fa guardare con occhi più realisti un’epoca di cui abbiamo solo ricordi imposti dalle scuole, cui pensiamo come ingenua. Leggere il racconto, così come immedesimarsi nella Cassandra o Medea di Christa Wolf, ci dona la percezione di una cultura viva, scettica e sarcastica, perché no, e autoconsapevole.

Per imparare che pensiamo di conoscere a fondo la nostra realtà e non ne sfioriamo che una superficie. Come la nostra pizia.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Al momento si trova sul mio comodino, in attesa che venga il suo turno. A breve ti darò il mio parere.

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    Al momento si trova sul mio comodino, in attesa che venga il suo turno. A breve ti darò il mio parere.

  • Livia

    è sottile, ma di un certo spessore, se m’intendi…

  • http://www.myspace.com/accavallavacca etnagigante

    Sapevo dell’esistenza di questa recensione, ma ho aspettato di aver il libro in mano prima di leggerla, non volevo guastarmi la lettura. Per la Pizia mi sono fidato dell’incipit e di un consiglio spassionato.
    Scriverò magari due righe più sensate a lettura ultimata.

  • http://www.myspace.com/accavallavacca etnagigante

    Sapevo dell’esistenza di questa recensione, ma ho aspettato di aver il libro in mano prima di leggerla, non volevo guastarmi la lettura. Per la Pizia mi sono fidato dell’incipit e di un consiglio spassionato.
    Scriverò magari due righe più sensate a lettura ultimata.

  • Livia

    Io la consiglio spesso, si legge rapidamente ed è molto ben scritta.
    Il resto dei racconti di Durrenmatt è vagamente farraginoso.

  • http://www.myspace.com/accavallavacca etnagigante

    E’ stata proprio una bella lettura, introspettivamente dissacrante. Durrenmatt ha preso un argomento noto e l’ha rivoltato come un calzino, facendoci dubitatare di tutto quello che crediamo reale e caricando di una verità non voluta un puro atto creativo dettato dalla voglia dell’assolutamente improbabile. Nonostante questo siamo portati a dubitare di tutto, a rivedere i miti greci per l’ennesima volta, dopo averli imparati a scuola, in TV da bambini con i cartoni animati, seguendo ciò che si dipana oltre “Le nozze di Cadmo e Armonia”. E anche qui tutto viene rimescolato, senza che nemmeno un oracolo ormai che possa darci una mano a trovare il bandolo della matassa. Avremmo bisogno di molte più Pannychis disincantate.

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    E’ stata proprio una bella lettura, introspettivamente dissacrante. Durrenmatt ha preso un argomento noto e l’ha rivoltato come un calzino, facendoci dubitatare di tutto quello che crediamo reale e caricando di una verità non voluta un puro atto creativo dettato dalla voglia dell’assolutamente improbabile. Nonostante questo siamo portati a dubitare di tutto, a rivedere i miti greci per l’ennesima volta, dopo averli imparati a scuola, in TV da bambini con i cartoni animati, seguendo ciò che si dipana oltre “Le nozze di Cadmo e Armonia”. E anche qui tutto viene rimescolato, senza che nemmeno un oracolo ormai che possa darci una mano a trovare il bandolo della matassa. Avremmo bisogno di molte più Pannychis disincantate.

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