La mia vita, Christie

Scritto da: il 08.04.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

La mia vita - Agatha ChristieAlzi la mano chi non conosce Agatha Christie e almeno alcuni dei suoi più celebri gialli: Assassinio sull’Orient-express e Dieci Piccoli Indiani per citare nel mucchio due delle sue opere più riuscite, anche nelle loro trasposizioni cinematografiche. Quello che forse non tutti sanno è che uno dei libri meno noti ma più belli della famosa giallista è la sua autobiografia, La mia vita, uscita postuma nel 1977.

Con uno stile fresco e vivace Agatha Christie, classe 1890, racconta la sua vita rivelandosi molto diversa dalle tante dame inglesi, tutte case di campagna e tè delle cinque, che popolano i suoi gialli.

Lettrice accanita che diventò scrittrice per scommessa (la sorella Madge la sfidò a scrivere un libro che fosse all’altezza di quelli di sir Conan Doyle, che entrambe adoravano), dalla fine della prima guerra mondiale iniziò a viaggiare, prima con il marito Archibald Christie e, dopo il doloroso divorzio da quest’ultimo, da sola. Fu proprio durante uno dei suoi solitari viaggi in Medio Oriente, nel 1930, che conobbe e in seguitò sposò Max Mallowan, un archeologo più giovane di lei di quattordici anni.

Dopo le nozze la sua vita divenne veramente itinerante, al seguito degli scavi archeologici del marito nei moderni Siria e Iraq: la maggior parte dei romanzi scritti negli anni immediatamente successivi prendono così vita su tavoli di fortuna in alberghi del Medio Oriente, lontani dai salotti inglesi dove nelle sue storie fa muovere l’auto ironico alter ego letterario, la scrittrice di gialli Adriane Oliver.

Nel libro parla di tutto questo, e di molto altro ancora.
Della sua infanzia (fortunata, come la definisce lei stessa nell’incipit del libro) nell’adorata casa di Ashfield, probabilmente la parte migliore di tutta l’opera.
Dell’esperienza come infermiera al dispensario dell’ospedale durante il primo conflitto mondiale, dove maneggiando i veleni le viene l’idea per la sua prima opera, “Poirot a Styles Court”, romanzo acerbo di forte impronta holmesiana che pure fa da eccellente apripista per i romanzi a divenire presentando al mondo il celebre investigatore.

Agatha Christie è una delle autrici che ho nel cuore e questo che vi ho voluto presentare è uno dei miei libri preferiti. È stato letto varie volte, ma a ogni rilettura non posso non accorgermi di quanto questa autobiografia sia stata in realtà una promessa non mantenuta di raccontare ai lettori qualcosa di più di sé stessa.

Dice molto della sua vita nel libro, ma nel contempo cela molto di più di quello che rivela. Esso è semplicemente il racconto romanzato di una vita, nulla di più, il vero io della Christie rimane il suo ultimo mistero. Gli episodi più dolorosi (la morte della madre, la vita durante le due guerre) vengono raccontati con mano leggera, quasi sbrigativa, senza indugiare troppo sulle emozioni che li accompagnarono; uno (la grave depressione che la colpì dopo l’abbandono del marito, che culminò con la sua fuga e la sua sparizione durata diversi giorni durante i quali tutta l’Inghilterra si mobilitò per cercarla) addirittura completamente ignorato, come se non fosse mai esistito.

È un libro che si chiude con la certezza di aver ripercorso un’epoca, attraverso gli occhi di una donna estremamente intelligente che, in molte cose, precorse i tempi in cui visse. Ma con anche la sensazione di aver abboccato al suo ultimo amo: facendosi bonariamente beffe dei suoi lettori la Christie utilizza il racconto per celarsi dietro esso, esattamente come nei suoi gialli nasconde la soluzione proprio sotto il nostro naso.

Nonostante i suoi difetti rimane un romanzo piacevolissimo che consiglio caldamente a chi, non amando i classici polizieschi inglesi, probabilmente non ha letto e non leggerà mai nient’altro di suo.

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