La metafisica dei tubi, Nothomb

Scritto da: il 11.01.11
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

La metafisica dei tubi, NothombI libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: La metafisica dei tubi fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. Questo perché tutto il libro è “strano”.

Tanto per cominciare si parla di una autobiografia: l’autrice richiama i suoi primissimi anni di vita, quando il padre era console del Belgio in Giappone. Sfido chiunque a rendere interessante l’autocelebrazione di una bambina di tre anni. Per di più, di una che fino al compimento del secondo anno di vita non si è mossa granché, non ha parlato, non ha registrato alcun ricordo: niente di diverso da un tubo, insomma.
Eppure, la Nothomb ci riesce con il consueto stile e l’acuto umorismo.

A schiuderle le porte della realtà sensibile e dei ricordi è un pezzetto di cioccolato belga, dono della nonna: la delizia è la chiave che porta Amélie dal mondo dei tubi a quello umano. E, da quel momento, la bambina si dimostra assai più intelligente dei coetanei, dandoci la possibilità di osservare attraverso i suoi occhi uno spaccato di vita familiare, ma anche usi e costumi di un paese lontano ed estremamente diverso dal nostro.

La brevità del testo non è un limite per questa brava autrice, perché la cura e l’acume espressivo non hanno bisogno di enciclopedie. La scelta delle parole fa pensare ad un continuo lavoro di modellamento, come se il libro fosse una piccola scultura. Questo è un grandissimo pregio, purtroppo non condiviso da tutti: alcuni pensano che sia una forma di “saccenza” che trasuda dalle righe, io penso sia solo un grande rispetto per il lettore.

La parte della storia raccontata è accattivante, perché innaffiata di humor. Non mancano gli spunti di riflessione, offertici soprattutto dalle reazioni che la bimba ha di fronte all’atteggiamento di alcuni personaggi secondari sapientemente descritti: oltre ai genitori ci sono le due tate Nishio-san, tenera e affettuosa, e Kashima-san (pervasa invece da un odio scriteriato per la razza bianca, che vede come nemica), il fratellino e la sorellina di Amélie,ed Hugo, un bambino in affido.

Il punto di vista non è quello della bambina, ma di una Amélie già adulta che si rivolge al passato; per questo il libro ha anche un’aura di tenera malinconia. So che c’è un ideale seguito nella produzione della Nothomb: Né di Eva né di Adamo. Ho già chiamato il mio libraio di fiducia affinché possa tenermelo da parte.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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