La mente animale, Alleva

Scritto da: il 29.08.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @EinaudiSarà frutto di una misteriosa coincidenza, di quelle in grado di strappare un sorriso, il cognome dell’etologo che ha scritto La mente animale, Enrico Alleva. Io preferisco considerarlo un segno.

Il libro è una breve silloge di articoli pubblicati nel corso di quasi un ventennio su riviste sia settoriali sia rivolte al grande pubblico, tutti riguardanti la mente delle varie specie animali, la loro evoluzione e coevoluzione, i meccanismi dell’apprendimento.

La divisione operata dall’autore è perfettamente funzionale: una prima sezione, più divulgativa, pone l’accento su episodi quasi aneddotici di vita sociale, una seconda, più tecnica, tenta di riportare i vari assunti della comunità scientifica ad una prospettiva globale.

Non è inusuale che i singoli scienziati, biologi, psicologi, etologi, si rivolgano al loro oggetto di studi come se esistesse una preminenza di una scienza sull’altra; Alleva invece tende a considerare quanti più aspetti possibili della vita e dell’evoluzione animale per tentare di correggere un paradigma di studio che ha sempre voluto considerare una mente complessa unico appannaggio degli umani.

La prima sezione contiene molte “storie”, anche personali, che spaziano dalla curiosità (come quella sulla nascita del delfino) al racconto delle interazioni con gli umani; Alleva non cede alla facile captatio benevolentiae che avrebbe ottenuto parlando di animali d’affezione, ma ci interessa ai comportamenti di galline, iene, storni e ratti.

Nella seconda parte arricchisce ed in parte confuta le tesi filetiche, le stesse che da millenni compongono la mitologia umana e che ci vedono in cima al processo di evoluzione delle specie; confutazione, la sua, che sembra comprendere efficacemente tutti quei gruppi e sottogruppi animali che non troverebbero né spiegazione né posizione nella linea suggerita dai neodarwinisti.

La scrittura è un mix tra linguaggio comune e specialistico, benché alcuni passaggi risultino immancabilmente oscuri per chiunque non abbia dimestichezza con il gergo tecnico-scientifico. Il fatto poi che siano accostati articoli di anni tanto differenti, con salti di periodo discreti, causa di tanto in tanto lo smarrimento del “filo conduttore”.

Resta comunque un’opera di ampio respiro che si addentra nei meandri in quella che, in fin dei conti, è anche e soprattutto la nostra mente.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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