La maschera di Antenore, Ongaro

Scritto da: il 09.07.10
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Il più recente romanzo di Alberto Ongaro, uscito pochi mesi fa per Piemme, è un ritorno sul luogo del delitto. Quella Venezia che è non solo la casa dell’autore ma anche lo scenario di molte delle sue messinscena romanzesche è infatti il punto di partenza anche di questo La maschera di Antenore, ideale porto di partenza per l’avventura che però si sposta ben presto in un’altra città altrettanto romanzesca ma assai meno frequentata dai personaggi di Ongaro, Parigi.

Ed è proprio fra queste due città (con una breve ma decisiva puntata in Bretagna) ai giorni nostri, che si muove Stefano Pietra, il protagonista del romanzo, un giovane pittore destinato a fare un incontro che sconvolgerà la sua esistenza fino a scuoterne le certezze e le fondamenta. Quando conosce il critico d’arte Francois Ronan niente infatti potrà più essere lo stesso: l’apparentemente banale incarico di contattare per suo conto uno storico dell’università di Padova darà infatti il la a una serie di eventi che sveleranno via via una vicenda di ossessioni, odio e forse anche di antiche maledizioni.

La trama è sicuramente una delle più lineari di Ongaro, per un racconto giocato per una volta più sulle sfumature che sui colpi di scena, più sulle ambiguità di un plot compassato che sulla brillantezza della trovata romanzesca. Ed è proprio il concetto di ambiguità, senza troppo svelare, che è al centro di questo romanzo: ambigui i personaggi e i loro ruoli, ambigue le figure storiche di riferimento, tutto si gioca attorno ai toni di grigio che compongono idealmente la tavolozza di questo libro.

L’autore gioca la carta della semplicità, anche a livello di costruzione, e di un ritmo più riflessivo del solito che possono anche lasciare deluso il lettore che cerchi un intreccio serrato di eventi. Manca forse l’invenzione spiazzante, il colpo d’ala che di solito Ongaro riesce a inserire abilmente nei suoi giochi ad incastro ma troviamo intatta, in compenso, l’abilità di un narratore mai banale e capace in questo caso di suggestioni magari più sottili ma comunque immaginifiche e soddisfacenti.

Segreti e giochi del destino, culti antichi e l’enigma di un’antica maschera funeraria di origine micenea, ma anche, come potrebbe essere altrimenti, amori e vendette. In fin dei conti direi che non è neanche poco. Col profumo di un fresco bicchiere di Ribolla Gialla a contrastare l’afa delle serate estive.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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