La lunga marcia, Bachman (King)

Scritto da: il 16.06.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Prendendo a prestito proprio il titolo di un suo libro, potremmo dire che Richard Bachman è la metà oscura del re del Maine. Con questo pseudonimo il famoso scrittore firmò diverse opere, a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta: libri particolarmente cupi e angoscianti, persino per il metro del famoso scrittore che di solito non va certo per il sottile.

La critica americana è abbastanza unanime nel non considerarli la parte migliore della sua produzione e i suoi fan spesso e volentieri si dimenticano di loro perché sanno che non sono associabili a momenti particolarmente felici della vita di King, depresso e stordito dall’abuso di droghe e alcool ai tempi in cui cercava, appunto, rifugio in un’identità ancora più problematica della sua.

Sono una vera ammiratrice del nostro, ormai lo sapete, eppure non posso che trovarmi d’accordo con le lodi poco entusiastiche che avvolgono tutta la produzione (anche recente) apparsa come Bachman.

Ma (dopo un preambolo del genere un “ma” era inevitabile) in mezzo a tutto questo c’è un’eccezione ed è di questa che voglio parlarvi oggi: di tutti i libri scritti da Stephen King, ce n’è uno con la firma del suo diabolico alter ego che occupa un posto molto alto nella mia classifica personale.

La lunga marcia è l’evento sportivo dell’anno negli Stati Uniti: non stiamo parlando del mondo così come lo conosciamo, ma di un universo alternativo probabilmente peggiore, visto che nella più grande democrazia del mondo vige un regime dittatoriale di tipo militare.

In questa gara, cento ragazzi si sfidano in un’estenuante prova di resistenza dove non c’è nessuna possibilità di ritiro. Si cammina fino allo sfinimento, chi si ferma o rallenta troppo è perduto: per due volte viene ammonito, alla terza viene eliminato definitivamente dalla competizione con una fucilata che lo uccide all’istante. La gara ha termine non dopo determinati chilometri o giorni di marcia, ma quando solo uno di loro rimane in piedi….

Il libro, come altri dello stesso Bachman, scorre tutto sul filo di una disperazione che non lascia scampo: esordisce proprio con l’inizio della marcia, quando i partecipanti iniziano a camminare sapendo che saranno tutti cadaveri eccetto uno. Questo lo intuisce presto anche il lettore, con macabro orrore: non si ha traccia di nessuna via d’uscita o scorciatoia, eppure ci si lascia coinvolgere dalla capacità dell’autore di descrivere le emozioni umane e catturare le emotività dei suoi personaggi, che sembrano uscire dalla pagina. Camminando giorno e notte senza sosta il gruppo di ragazzi avviati allo stesso destino finisce per stringere legami di vario tipo: di amicizia, di rivalità ma anche di autentico odio.

E mentre noi lettori impariamo a conoscere molti di loro, ci aspettiamo la loro morte con inevitabile certezza. Uno solo sopravviverà alla fine, ma visto che è di Richard Bachman e non di Stephen King che stiamo parlando non c’è luce in fondo al tunnel: non ci sarà autentica vittoria e soprattutto, nessuna gioia.

La lunga marcia è un libro terribile. E bellissimo. L’elemento orrorifico proprio dello scrittore è quasi assente e il linguaggio asciutto, quasi insensibile che usa per raccontarci del macello a cui sono condotti un gruppo di giovani è talmente asettico, in certi passaggi, da far accapponare la pelle.

Da leggere se siete magari lettori recenti del Re e la vostra biblioteca manca di tutti i pezzi d’annata. Ce ne sono alcuni la cui perdita è ampiamente giustificata ma questo… ecco, questo lo metterei piuttosto tra quelli da avere.

Se esistono cose come l’anima, la sua è ancora vicino. Potresti afferrarla.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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