La freccia del tempo, Amis

Scritto da: il 13.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @aNobiiPare che stia per uscire nelle sale un film, Lo Strano Caso di Benjamin Button, tratto da un racconto di Fitzgerald (del 1922, in Tales of the Jazz Age). Pare anche che il punto di partenza sia l’inversione del continuum temporale per il protagonista. E tutto questo mi ha fatto venire in mente un’altra narrazione, simile ma diversa.

La freccia del tempo di Martin Amis, infatti, ha quasi lo stesso principio di base; quasi, perché in effetti Tod Friendly, il protagonista, non è l’unico a muoversi a passo di gambero nel mondo. Anzi, per essere esatti, il percorso a ritroso è quello della voce narrante.

Non è dato sapere, però, al principio, a che cosa questo corrisponda: realtà, elucubrazioni, coscienza? Dopo qualche esitazione iniziale ci si lascia trascinare dal flusso della vita di Tod, distanti dalla sua voce interiore che pure ci racconta le vicende.

Come nei film l’effetto rewind, il riavvolgersi del nastro, porta ad episodi grotteschi nella loro comicità. Soprattutto per l’estranea voce narrante che considera il rewind la normalità, la linea temporale logica. Non è ricordare o avere flashback, ma vivere in direzione opposta, invertendo la normale sequenza del tempo.

Creando paradossi in cui i bambini arrivano sani dal dottore e ne escono malati, le auto vengono fuori dallo sfasciacarrozze ammaccate e tornando indietro ritornano sempre più nuove. Un mondo dove all’era dei telefoni cellulari segue quella dei pantaloni a zampa d’elefante.

La storia si svolge, così, attraversando a ritroso l’intero novecento, dall’America all’Europa. Per quelli dotati di buona memoria il sottotitolo – La natura dell’offesa – era già programmatico, poiché si tratta di una frase di Primo Levi. In che modo venga descritta quest’offesa, e di che offesa si tratti, lascio scoprirlo a voi.

La scrittura di Amis è a volte brutale nel suo essere diretta; niente perifrasi a mitigare o smussare gli angoli della narrazione. Lo stile è anch’esso immediato, e la semplicità è resa necessaria dalla difficoltà intrinseca della trama.

Vorrei che si ristampasse questo libro, ormai introvabile. Lo vorrei perché anche se ostico ha molto da dire sul senso del nostro tempo.

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