La fine è il mio inizio, Terzani

Scritto da: il 04.09.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Copertina @LonganesiDal suo ultimo eremo nel cuore della collina toscana un uomo racconta della sua vita, dalle cronache di guerra ai grilli in scatola, passando dalle fumerie d’oppio fino alla ricerca della Verità.

Tiziano Terzani è stato un giornalista atipico, che ha speso la maggior parte della sua vita in svariati paesi dell’Asia dove ha lavorato come corrispondente e inviato, compiendo viaggi ed esperienze che lo hanno portato a scrivere numerosi libri dei quali questo è stato l’ultimo prima della scomparsa.

E di fatto, di tutti i suoi viaggi, La fine è il mio inizio è il racconto del più grande, il racconto fatto al figlio Folco della propria esistenza quando la consapevolezza della malattia non lasciava che il tempo di quest’ultima narrazione.

Narrazione raccolta in presa diretta e pertanto va da sé che il libro ha il linguaggio immediato del racconto colloquiale, l’autenticità data dalla assoluta mancanza di ricercatezze formali non necessarie.
Quasi un libro-intervista in certi momenti, quando è Folco a punteggiare il racconto del padre di domande e interventi, ma è sempre Terzani a portare avanti la sua storia con la stessa lucidità e determinazione con cui sembra averla vissuta.

E la rievocazione parte dall’infanzia, da Firenze, parte da un racconto autobiografico che poi mano a mano che ci si avvicina al presente parla di Cina, di Cambogia, di Gandhi e Mao, si arricchisce sempre di più di considerazioni storiche, etiche e, nella parte finale, filosofiche che costituiscono poi la parte più interessante del libro.

Pur senza mai ergersi al ruolo di dispensatore di verità universali Terzani racconta infatti anche un personalissimo percorso spirituale, e forse il pregio maggiore di questo racconto è proprio di non pretendere verità assolute o tanto meno dogmatiche.
“Occorre trovare un equilibrio, cercare la Via di mezzo” ama ripetere.

Poi non mancano le pagine toccanti, quelle dedicate agli affetti, alla famiglia, alla consapevolezza della fine imminente, ma tutto è trattato con grande serenità, con gli occhi di chi guarda alle cose come chi sente di avere comunque fatto il viaggio tutto intero e non avere più niente da chiedere.

Ma nonostante questo il libro lascia più porte aperte, per così dire, di quante non ne chiuda. Rimane l’impressione, dopo la lettura, di avere più domande in testa di prima, ma credo che non possa essere che un bene. Ché ci sono molti viaggi ancora da fare.

E se chi si sente più zen potrebbe accompagnare questa lettura con un tè esotico i più terreni di noi preferiranno un ottimo Chianti dei Colli Senesi, per il quale chi mi ha prestato il libro vi suggerirebbe anche un’ottima cantina… ma un’altra volta.

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