La donna abitata, Belli

Scritto da Elfo alle 05:55 del 22 Aprile 2009

La donna abitata - Gioconda BelliOgni tanto si ha la fortuna di incappare in un romanzo che tra le sue pagine amalgami perfettamente finzione e realtà, riflessione e sentimento, storia e magia.
La donna abitata della nicaraguense Gioconda Belli, pubblicato in Italia da Edizioni E/O, è uno di questi libri. L’autrice, un tempo militante del fronte sandinista, prende spunto dalla propria vicenda personale per narrarci la storia di Lavinia, una giovane architetto che vive in una immaginaria città del Sudamerica, oppressa da una feroce dittatura militare.

Sul posto di lavoro l’incontro con Felipe, collega e capo di un’organizzazione rivoluzionaria, la mette davanti a una scelta: continuare con la vita di sempre, nascondendo la testa nella sabbia, oppure iniziare una lotta contro la tirannia che però ha come clausola quasi certa una fine prematura. Il tocco magico è dato dalla presenza dello spirito di un’altra donna, Itzà, una guerriera indigena che aveva combattuto la conquista spagnola, che si incarna in un arancio e, attraverso uno dei suoi frutti, riesce a penetrare nel corpo di Lavinia per guidarne l’istinto.

Un libro come questo non può lasciare indifferenti: oltre all’intelligente riflessione sulla necessità o meno di una lotta armata contro l’oppressione, la Belli sviscera tematiche molto care al pubblico (soprattutto femminile), scrivendo con un linguaggio diretto e figurativo, utilizzando spesso immagini naturali e scavando nelle profondità psicologica dei personaggi. Lo stile è infatti intenso, appassionato, mai eccessivo: un grosso pregio per un romanzo che fa dell’emotività della protagonista il suo fiore all’occhiello.

Tematica non meno forte è quella della morte: i guerriglieri non sono fanatici spinti al sacrificio, ma esseri umani in lotta per un ideale, seguiti passo passo dalla paura, che viene intesa come inevitabile compagna del cammino scelto.
Sia l’indigena che la moderna guerrigliera vivono storie d’amore e di dolore che sembrano coincidere in un unico destino; nonostante la distanza temporale esse sono più simili di quanto si possa immaginare, proprio perché sorrette da un’idea eterna: la difesa della libertà.

Se a Lavinia sono affidate le pagine di più intensa riflessione, a Itzà è dato il puro tocco poetico e quasi mitologico; le due avventure congiunte creano un insieme di impatto emotivo fortissimo, che instilla dubbi, provoca discussioni, ma non dà mai spazio all’eccessivo pessimismo e alla negazione della speranza in un futuro migliore.

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