La canarina assassinata, Van Dine

Scritto da: il 14.04.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

canarina assassinataQualche settimana fa, girando in libreria, sono incappata con piacere in una recente riedizione della Canarina assassinata: da troppo tempo, tranne rare eccezioni, i romanzi di Van Dine e del suo investigatore Philo Vance mancavano dal catalogo di qualsiasi casa editrice italiana. Le edizioni in mio possesso precedono alcune addirittura la mia nascita, ed è tutto dire.

Il poco spazio dedicato da noi a questo importante scrittore di gialli è ancora più incredibile se si pensa che fu proprio con “la strana morte del signor Benson”, il suo primo romanzo, che la Mondadori inaugurò la sua collana dei famosissimi Gialli nel 1929.

S.S. Van Dine, fittizio narratore delle gesta del suo amico Philo Vance, è lo pseudonimo dietro cui si nascose un giornalista americano e critico d’arte, tale William Huntington Wright, che durante una convalescenza divorò tanti di quei libri gialli da decidere di elaborare quello che secondo lui era un metodo infallibile per scriverne uno, seguendo delle regole da lui stesso scritte (e più tardi pubblicate con il suo vero nome). Fu così che nel 1926 uscì proprio quella “strana morte del signor Benson” che gli diede fama e ricchezza e lo spinse a scrivere, tra gli anni venti e trenta del novecento, in tutto dodici romanzi con protagonista quello che divenne uno dei più celebri investigatori americani.

Philo Vance, tanto vale dirlo subito, non è un personaggio simpatico. Ricco aristocratico dotato di fine cultura, è uno dei personaggi più snob e più saccenti che possiate incontrare in letteratura. Batte persino Hercule Poirot come alta considerazione di sé stesso, il che è tutto dire. Anche lui, come i colleghi inglesi, ha il suo Watson, il suo Hastings: Van Dine, un personaggio senza nessun spessore narrativo che ha solo il compito di stendere le cronache dei successi di Philo Vance.

Ma perché leggerli, mi direte voi, se persino a un appassionato del genere un personaggio così tronfio fa prudere le mani? Perché i romanzi di S.S. Van Dine funzionano come un meccanismo perfetto, veri e propri rompicapi tali da soddisfare i giallofili più esigenti. Con arguzia impeccabile, tutti i pezzi dei puzzle complicatissimi che l’autore riesce ad architettare nel corso della stesura si incastrano perfettamente sul finale, lasciandoci credere (poveri illusi!) che anche noi avremmo potuto risolvere il mistero.

Così nella “Canarina assassinata”, seconda avventura di Philo Vance, il nostro deve risolvere l’omicidio di una cantante di rivista, assassinata probabilmente da uno dei suoi innumerevoli amanti. Qua S.S. Van Dine presenta al lettore il classico giallo da stanza chiusa: un cadavere in un appartamento sprangato dall’interno, con un’unica entrata a cui nessuno avrebbe potuto accedere senza essere visto. Eppure, è proprio così che è successo ed in barba alla polizia e a ogni ragionamento logico che potranno mai fare i lettori sarà proprio lui, Philo Vance, a svelare l’arcano. E ovviamente, solo dopo che ci verrà svelata, anche noi ci renderemo conto che la sua è l’unica spiegazione possibile, perché è la sola a spiegare ogni cosa.

Se amate il giallo d’impronta classica, dove l’investigatore onnisciente è sempre un passo davanti a voi, non dovete assolutamente lasciarvi sfuggire questa ghiotta opportunità offertaci dalla Passigli editore sperando che l’intento ultimo sia di ripubblicare tutti e dodici i romanzi.

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