La briscola in cinque, Malvaldi

Scritto da: il 26.08.09
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

La briscola in cinque - Marco MavaldiQuesta settimana ho deciso di consigliarvi La briscola in cinque, un bel giallo da calura estiva: adatto da leggere in spiaggia, sotto l’ombrellone o, perché no, al fresco di una Pineta. Perché è proprio qui, in questo immaginario paese della costa livornese, che viene ritrovato in un cassonetto il cadavere di una ragazza.

Le indagini quasi bypassano il mediocre e arrogante commissario locale Fusco per trovare il loro centro nevralgico al BarLume, di proprietà di Massimo, il vero investigatore – dilettante. Un uomo con il “fisico a gruccia ma che ha studiato tanto”, che quando il bar ha pochi avventori gioca una partita di briscola in cinque con quattro pensionati del paese, clienti fissi del suo locale. Tutti loro, con arguzia e spirito di osservazione, saranno insieme spettatori e ispiratori per Massimo nella risoluzione del rompicapo.

La briscola in cinque è l’opera prima del bravo Marco Malvaldi, che si rivela un giallista divertente e capace; forse non sa costruire trame ingarbugliate alla Agatha Christie (io stessa, che pur sono una lettrice di gialli disattenta, ho indovinato l’assassino seguendo gli indizi disseminati lungo il cammino) ma riesce a confezionare una storia piacevole e fresca, che senza meccanismi complicati scivola via che è un piacere.

Del resto, non credo che il punto di forza del romanzo (e ciò che ha decretato da subito la sua fortuna) sia nella trama gialla, quanto piuttosto nell’impronta di originalità che l’autore è riuscito a dare all’ambientazione e ai protagonisti.

La lingua toscana, senza mai diventare dialetto, viene abilmente usata per dar vita a scene spumeggianti, divertenti, che mantengono intrigante la vicenda poliziesca riuscendo nel contempo a dar vita a una carrellata di personaggi indimenticabili. A iniziare dallo stesso Massimo, che prendendo sé stesso e la vita molto poco sul serio ci regala delle vere perle di arguzia che ci fanno sorridere, se non ridere di gusto, seguendo il filo dei suoi pensieri ma anche delle sue azioni: Marco Malvaldi si rivela abile compositore di dialoghi, dando punti a scrittori più bravi e anche più famosi.

Tra le righe di tutto questo, c’è forse una sottile denuncia per un turismo di massa che cerca di cambiare l’identità dei tanti paesini della Toscana, e non solo di quella. Il paese immaginario del romanzo resiste spavaldo a questi cambiamenti, a cui sembra concedere qualcosa (la discoteca sul lungomare, ad esempio) ma non la perdita della propria identità.

Da leggere solo quando si ha qualche oretta a disposizione, perché iniziata la storia non potrete e non vorrete fermarvi fino alla fine. Dopo l’ultima pagina vi sentirete forse un po’ tristi, all’idea di aver abbandonato lo scombinato BarLume. Se così fosse, vi farà piacere sapere che pochi mesi fa è uscito, sempre per Sellerio, il secondo romanzo dello stesso autore ambientato sempre a Pineta, Il gioco delle Tre carte.

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