Jane Eyre, C.Bronte

Scritto da: il 23.06.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

jane eyreNella mia libreria ho praticamente tutto quello scritto dalle varie Bronte, ma Jane Eyre di Charlotte rimane tra i loro il mio preferito. Come molti libri dell’ottocento romantico inglese, racconta la storia di un orfano: in questo caso di un’orfana, a voler essere precisi, Jane Eyre appunto, e della sua conquista – a caro prezzo – della felicità. Nelle storie ideate in casa Bronte non abbiamo sempre un lieto fine: se le sorelle scrittrici hanno avuto una caratteristica comune è stata quella di creare storie cupe, passionali, a tratti ciniche, più portate a evidenziare ombre che luci.

Il romanzo in questione inizia quando Jane bambina, ormai senza genitori, è ospitata controvoglia nella casa della zia, la signora Reed. La ragazzina viene presto cacciata con un pretesto ed è a Lowood, istituzione religiosa che accoglie bambini privi di mezzi, che trascorre la fanciullezza. Sono anni duri, ma in grado di darle un’istruzione che le permette, a un certo punto, di aspirare a una qualche forma di libertà. A diciotto anni, dopo due anni conclusivi trascorsi nel collegio come insegnante, Jane mette un annuncio per cercare un posto da istitutrice e lo trova nella tenuta di Thornfield Hall: qui si occupa di Adele, pupilla dell’enigmatico signor Rochester.

L’uomo, di quasi vent’anni più vecchio di lei, la accoglie con i modi scontrosi e burberi che sembra riservare a chiunque. Conoscendolo meglio Jane scoprirà, dietro l’iniziale freddezza dell’uomo che pare quasi sprezzo, fascino e ardore. Sarà lui che per la prima volta nella sua vita farà sentire la ragazza davvero amata…

Nonostante il profondo senso di malinconia che pervade la prima parte del libro, tipico per altro degli scritti dell’epoca (basti pensare a uno qualsiasi degli orfanelli di Dickens), ciò che me lo fa amare così tanto è la sua protagonista così particolare. Jane, etichettata come un demonio dalla zia perché incapace di sopportare a testa bassa le angherie a cui è sottoposta nella sua casa, è in realtà una creatura solare e dall’anima limpida che nasconde in sé una passionalità e un desiderio di vivere che è raro trovare tra le sue contemporanee letterarie.

Senza essere bacchettona, la ragazza ha una profonda dirittura morale, rifugge ogni inganno e menzogna eppure è capace di provare odio verso chi l’ha maltrattata; ama il signor Rochester (ed è da lui riamata) con un trasporto, sia sensuale che intellettuale, che senza essere mai volgare era sicuramente inusuale e molto moderno per l’epoca in cui il libro fu scritto.

Nelle intenzioni della Bronte sarà proprio lei, donna forte in un’epoca che le voleva ancora sesso debole, a impedire a entrambi di perdersi, avendo il coraggio di fuggire da Thornfield Hall quando scoprirà il terribile segreto nascosto da Rochester; e anche quando vi farà ritorno, per stare accanto a un Edward ormai leso in modo perenne da un incendio, lo farà non già per spirito di sacrificio o per pietà, ma per rispondere al richiamo del suo cuore verso l’uomo della sua vita, ora conciliabile finalmente con la ragione che permetterà ai due di unirsi in matrimonio.

Se lo avete letto o lo leggerete, vi consiglio di cercare anche lo sceneggiato che la BBC ne trasse del 2006, uscito in quattro puntate e arrivato anche in italiano. Una trasposizione quasi ineccepibile, anche agli occhi di un’amante del romanzo.

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  • Sfraanz

    Sei sempre convincente nelle tue recensioni. Non ho letto niente delle sorelle Bronte.

  • Sfraanz

    Sei sempre convincente nelle tue recensioni. Non ho letto niente delle sorelle Bronte.

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