Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Brizzi

Scritto da: il 04.08.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Jack Frusciante è uscito dal gruppo – Enrico BrizziSembra che ogni generazione debba avere un “giovane Holden” in cui rispecchiarsi. Gli adolescenti degli anni Novanta hanno trovato il loro libro-immagine in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, l’esordio narrativo di Enrico Brizzi, edito da Baldini & Castoldi.

Jack Frusciante (il cui vero nome è John) era un componente dei Red Hot Chili Peppers e lasciò la band all’apice del loro successo: qui viene utilizzato come metafora per simboleggiare le scelte controcorrente, quelle che la maggior parte della gente giudica prive di senso e che non si sa dove portino. Il protagonista, un diciassettenne di nome Alex, si muove nella sua città – Bologna – cercando di rendere proprio questo stile di vita, nel tentativo di uscire dagli schemi troppo stretti che la società sembra già avergli disegnato attorno.

Insieme a lui ci sono gli amici di sempre, quelli del “complesso punk rock parrocchiale” con i quali condividere sbronze e filosofie, ma anche Martino un ragazzo più grande, ricco e tormentato, chiaro simbolo di come non sia il denaro a dare la felicità. Quando Alex incontra Adelaide la sua vita si rivoluziona all’improvviso: i due cercano una profondità di rapporto che i loro coetanei nemmeno sognano in quattro mesi d’amore senza nemmeno un bacio, ma pieni di favole scritte su un quaderno, di concerti, di serate passate a scambiarsi pensieri e tenerezze.

Non so se questo libro possa realmente definirsi “lo specchio di un’intera generazione”, ma di certo le esperienze del “vecchio Alex” fanno parte del bagaglio di moltissimi di noi. Anche il linguaggio, in certi casi un vero e proprio gergo, è tipico di una precisa fascia di età (al giorno d’oggi, forse, il libro sarebbe stato scritto con lo stile sms) tanto che ho sentito più di un adulto lamentarsi di non aver capito al primo colpo certe espressioni.

Le considerazioni di Alex sulla vita, la politica e la religione, ma anche sulla famiglia e l’impegno nel raggiungere i propri obiettivi, hanno una loro profondità specie per quanto riguarda i dubbi che, prima o poi, attanagliano tutti su come non sempre sia facile inserirsi in una società che appare ipocrita e qualunquista come quella dell’Italia del nostro tempo. Oltre alla storia d’amore, che è un tema sempreverde, gli argomenti sono dunque molto attuali il che rende il libro piuttosto interessante anche dal punto di vista dello spaccato sociale, che è molto ben contestualizzato.

I personaggi sono accuratamente delineati nei loro differenti caratteri; naturalmente il punto di vista soggettivo del protagonista, che si autodefinisce un “tardoadolescente skazzato” , è quello che filtra tutto il resto e conferisce alla realtà del libro spunti a volte divertenti, a volte amari, qualche volta surreali.

In conclusione, questo libro si può leggere tranquillamente sotto l’ombrellone, se si vuole una lettura disimpegnata capace sia di strapparci qualche sorriso, sia di farci sospirare per la nostalgia di un’Italia che – sebbene non così lontana – sembra già essere un ricordo.

  • http://www.intermezzieditore.it/blog chiara

    Un bel libro e ancora “verde”. Anche gli adolescenti degli anni zero ci si rispecchiano e ne hanno fatto un libro culto.
    Così come il giovan Holden, è destinato a durare nel tempo, direi, anche se forse il linguaggio non sarà più attuale.

    c.

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    Un bel libro e ancora “verde”. Anche gli adolescenti degli anni zero ci si rispecchiano e ne hanno fatto un libro culto.
    Così come il giovan Holden, è destinato a durare nel tempo, direi, anche se forse il linguaggio non sarà più attuale.

    c.

  • http://daphnedescends.wordpress.com mar

    Purtroppo non lo considero un evergreen perché, altrimenti, la generazione recente non avrebbe avuto tanto bisogno di “Tre metri sopra il cielo”.
    Però che bello, e che nostalgia (per riallacciarmi al commento finale di Elfo).

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    Purtroppo non lo considero un evergreen perché, altrimenti, la generazione recente non avrebbe avuto tanto bisogno di “Tre metri sopra il cielo”.
    Però che bello, e che nostalgia (per riallacciarmi al commento finale di Elfo).

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    “Tre metri sopra il cielo” non ha sostituito affatto Jack Frusciante, Moccia va dai 13 ai 16 anni, circa, Jack Frusciante dai 16 in su.

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    “Tre metri sopra il cielo” non ha sostituito affatto Jack Frusciante, Moccia va dai 13 ai 16 anni, circa, Jack Frusciante dai 16 in su.

  • elfo

    Sinceramente non paragonerei Brizzi a Moccia.
    Il primo non sarà un genio, ma il secondo non lo definisco scrittore.
    :P Sono un po’ cattiva eh???^^

  • elfo

    Sinceramente non paragonerei Brizzi a Moccia.
    Il primo non sarà un genio, ma il secondo non lo definisco scrittore.
    :P Sono un po’ cattiva eh???^^

  • http://daphnedescends.wordpress.com mar

    Io non ho mai paragonato Brizzi a Moccia. Mai lo farei, orrore. Dico che Brizzi è stato capace di dare una risposta a una generazione, e la sua grandezza è stata quella. Personalmente, classe ’89, trovo Brizzi e le sue parole lontane quanto Porci con le ali. Ovvero indimenticabili, ma “inattuali”. Mi spiego? Non senza rimpianto, il tutto. Ma lontano.

    Comunque, tristemente, 3MSC non è affatto per un target che va unicamente dai 13 ai 16 anni, anzi. Molte persone della mia stessa età, capita anche di un paio d’anni in più, hanno reso gloria a quella schifezza (permettetemelo, ma tanto mi sembriamo tutti d’accordo). Erano scemi, non piccoli, i lettori di Moccia. Anzi, i piccolissimi li perdono. Ma da vera romana vi assicuro che a ripercorrere le tappe di Tre metri sopra il cielo come in una processione c’erano idioti di ogni età.
    Mi sto facendo un po’ prendere la mano, spero non passino di qui lettori di Moccia o mi vengono a prendere sotto casa :P

  • http://daphnedescends.wordpress.com mar

    Io non ho mai paragonato Brizzi a Moccia. Mai lo farei, orrore. Dico che Brizzi è stato capace di dare una risposta a una generazione, e la sua grandezza è stata quella. Personalmente, classe ’89, trovo Brizzi e le sue parole lontane quanto Porci con le ali. Ovvero indimenticabili, ma “inattuali”. Mi spiego? Non senza rimpianto, il tutto. Ma lontano.

    Comunque, tristemente, 3MSC non è affatto per un target che va unicamente dai 13 ai 16 anni, anzi. Molte persone della mia stessa età, capita anche di un paio d’anni in più, hanno reso gloria a quella schifezza (permettetemelo, ma tanto mi sembriamo tutti d’accordo). Erano scemi, non piccoli, i lettori di Moccia. Anzi, i piccolissimi li perdono. Ma da vera romana vi assicuro che a ripercorrere le tappe di Tre metri sopra il cielo come in una processione c’erano idioti di ogni età.
    Mi sto facendo un po’ prendere la mano, spero non passino di qui lettori di Moccia o mi vengono a prendere sotto casa :P

  • http://amilanononfafreddo.blogspot.com M

    Nelle parole di Brizzi, purtroppo, non si riconosce più nessun sedicenne. Appartiene a quella corrente, bistrattata perchè piena di stereotipi, al cui apice stava il “Come te nessuno mai” di Muccino. Io personalmente li preferivo e un po’ amavo quegli stereotipi di sbronze e filosofie, che tuttavia riuscivano a ritrarci. Con Jack Frusciante avevamo una letteratura che si faceva portavoce di una generazione, con Moccia abbiamo una generazione che si conforma volontariamente a delle prescrizioni scritte.

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    Nelle parole di Brizzi, purtroppo, non si riconosce più nessun sedicenne. Appartiene a quella corrente, bistrattata perchè piena di stereotipi, al cui apice stava il “Come te nessuno mai” di Muccino. Io personalmente li preferivo e un po’ amavo quegli stereotipi di sbronze e filosofie, che tuttavia riuscivano a ritrarci. Con Jack Frusciante avevamo una letteratura che si faceva portavoce di una generazione, con Moccia abbiamo una generazione che si conforma volontariamente a delle prescrizioni scritte.

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