Ancora ho con me una grande scorta di libri presi alla fiera di Roma. Tra questi Istante propizio, 1855 di Patrik Ourednik, preso ad uno stravagante e palermitanissimo banco della Vucciria in trasferta, dietro consiglio dei ragazzi di :duepunti edizioni.
È un volume piuttosto piccolo, ma nonostante l’aspetto è corposo, centotrentotto compattissime pagine di fittizia autobiografia di un anarchico. Ciò che muove la narrazione però non è la filosofia quanto il più antico motore del mondo: l’amore rifiutato. È per il diletto di una donna che il protagonista, uomo istruito e particolare, inizia la sua narrazione, all’inizio riflettendo proprio sul significato e la scrittura.
Questo diario, questi diari, riguardano la nascita della colonia brasiliana Fraternitas, rifugio di anarchici e comunisti o presunti tali; già nel momento del viaggio infatti cominciano a emergere le prime contraddizioni tra le ideologie e la pratica di vita quotidiana, tra la pretesa di libertà e la creazione di un nuovo impianto di regole, se possibile più castranti di quelle patrie. A peggiorare la situazione la presenza di espatriati da diverse nazioni europee e l’assenza di traduttori.
Sono più diari in effetti, uno scritto in maturità e uno al momento della fondazione della colonia, in un tempo ricorsivo, e più volte ripetuto come una variazione sul tema; diari dal tono completamente diverso: il primo quasi aulico, riflessivo e per nulla tangibile, l’altro concreto, umile sia per soggetto sia nel riportare anche i dettagli più insignificanti dell’avventura nascente.
Dopo un’iniziale lentezza narrativa il racconto si fa via via più fluido, un flusso di ricordi misto a riflessioni sul significato del socialismo, del capitalismo e dell’anarchia; la lentezza però è necessaria per illustrare passaggi e pensieri delicati e oggettivamente difficili da esporre. Ourednik riesce molto bene a distinguere tra la parte teorica e l’applicazione, o tentata applicazione, delle dottrine che argomenta.
Il registro poi cambia per farsi più vicino alle esigenze dell’altro narratore, alla sua istruzione e al modo, se vogliamo, passivo di attraversare la storia. Lo stile è particolare: all’inizio ricercatissimo, estremamente raffinato, successivamente piatto e infine caotico, a seguire la progressione del romanzo.
Un esperimento atipico, di non facile ma bella lettura.
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