Come dicevo venerdì scorso ecco uno dei romanzi di quest’anno che hanno più che un’attenzione al mondo dei cani: ne hanno un protagonista. Io & Marley è la storia dell’autore e della sua famiglia, incluso il membro più spassoso, il cane Marley. Entra a pieno diritto nella pet-lit pur avendo caratteristiche non del tutto in linea con gli altri testi del genere.
Sicuramente molti di voi avranno visto il film, anche se io personalmente ancora sono titubante sulla scelta di trasporre un libro del genere su pellicola, ma, non avendolo visto, mi riservo un’opinione più informata fra qualche tempo. Credo comunque che difficilmente potrà superare la lettura del romanzo, pur nella sua semplicità.
Finalmente abbiamo la descrizione di un cane che non è la somma di tutte le virtù note (e spesso anche qualcuna ignota), non è Lassie, né nessuno dei valorosi cani che ci sono sempre stati additati come esempio. Non è un cane da esposizione e meno che mai da gara. È semplicemente un cane, col suo carattere, i suoi difetti, e le sue virtù, in un equilibrio leggermente sbilanciato in favore dei primi.
Marley è spontaneo, ha delle fobie radicate, come quella per i temporali, comune a molti quadrupedi, e ha una quantità di energia ingovernabile. È in grado di camminare al passo, ma solo finché non trova qualcosa di interessante da raggiungere o inseguire, sa essere serio quando è proprio necessario, ma se può va in giro a combinar danni. Ed è anche uno dei pochi cani cacciati da un corso di educazione cinofila.
Il libro ripercorre la sua intera vita con la famiglia Grogan: in modo per nulla sdolcinato e l’autore dimostra la grande capacità di dare agli eventi la giusta dimensione e prospettiva, senza ingigantire né abusare di quei sentimenti che un cane suscita in chi ama gli animali. E serve anche a far capire a chi ha un compagno quadrupede che le belle immagini di cani soprammobili che ci vengono propugnate sono fasulle: bisogna prepararsi a lavorare sodo, a compiere qualche sacrificio e cambiare il proprio modo di vivere e pensare.
Ovviamente, la ricompensa è la più grande che si possa immaginare, l’amore incondizionato che traspare da ogni pagina del libro, sia dall’umano verso il cane sia viceversa. Le vicende familiari e lavorative sono in secondo piano, un contrappunto al racconto di un rapporto di amicizia e simbiosi che fa passare in secondo piano sia la moglie sia i figli.
Lo stile è schietto, senza fioriture, completamente diretto nelle descrizioni. La scrittura è, per forza di cose, giornalistica, in questa biografia atipica; e in effetti cronache di disastri e di episodi affettuosi non si potrebbero riportare altrimenti. Ovviamente le edizioni sono molto curate; le edizioni, sì, perché oltre a quella che ho letto io, ne potrete trovare davvero molte.
È un libro che consiglio a tutti gli amanti dei cani, specie a quelli che hanno animali un po’ esuberanti, o che credono di avere a che fare con un cane incorreggibile. A tutti gli altri per rilassarsi un po’, pensare quanto sia facile una vita senza un cane e accorgersi che più facile e più felice non sono la stessa cosa.
Il film è di rara bruttezza invece, noioso e scontato. Peccato
Ho letto il libro e visto il film.. per la prima volta devo ammettere che che la pellicola riesce ad eguagliare lo scritto!!!
Ho in programma di leggerlo.
Ma devo dire che del film, che ancora non ho visto, non mi hanno parlato male.
Però mi hanno detto che è triste, io pensavo fosse una commedia di quelle di genere comico.