In un milione di piccoli pezzi, Frey

Scritto da: il 03.12.08
Articolo scritto da . Femmina di appena trent'anni, portati per altro divinamente, vive tra topolinia e paperopoli, sognando il paese di Alice. Da bambina si esercitava a leggere con ogni cosa stampata le passasse di fronte, soprattutto i cartelloni pubblicitari e le insegne dei negozi per strada. Oggi è ancora una lettrice accanita, soprattutto di romanzi e fumetti e tutto ciò che vuole fare nella vita è solo questo. Probabilmente un giorno ci riuscirà. Per il momento si accontenta di scrivere ogni tanto su Liblog.

In un milione di piccoli pezzi, James FreyC’è un libro che adoro, per la storia che racconta e per l’oggetto libro in sé: In un milione di piccoli pezzi fu pubblicato nel 2003 dalla TEA, in un’edizione edizione brossura morbidissima, di quei libri che puoi leggere piegandone la metà senza che si rovini.

Libro all’apparenza autobiografico, ci parla di James (nome dell’autore), un giovane scapestrato che ha 23 anni, 10 dei quali trascorsi in giro per l’America a farsi. Droghe di qualunque tipo, alcol, violenze, lividi, botte, autolesionismo, condanne in tre stati.

James ha vissuto e visto tutto quello che nessuno vorrebbe mai nemmeno immaginare. E ha solo 23 anni. Il momento di svolta arriva quando si ritrova, senza sapere come esserci arrivato, su un aereo, con un taglio profondo su una guancia, diversi denti rotti, lividi dappertutto, senza documenti né soldi e in piena crisi di astinenza. Ad aspettarlo i suoi genitori e la clinica di disintossicazione.

La trama si svolge interamente durante i mesi della cura, anche attraverso numerosi flashback necessari alla scorrevolezza della storia. Storia che, per sua stessa natura, non avrebbe mai potuto rendere così bene senza l’ausilio di una tecnica narrativa particolarissima quale in effetti è quella che usa.

Quasi totale inesistenza di virgole, utilizzo di pochi punti, molte maiuscole atte a sottolineare sostantivi spesso ripetuti e molto significativi per la narrazione. Tratti di racconto che tendono più alla poesia che alla prosa.

E la scelta di una scrittura ossessiva, martellante, a momenti fastidiosa per la crudezza dei significati e delle parole, spesso scurrili, ci permette di calarci perfettamente nel personaggio tormentato, vivendone i momenti di sofferenza e di gioia appieno.

Prima ho accennato al fatto che il libro fu presentato come l’autobiografia dell’autore. In realtà Frey fu arrestato una sola volta da ragazzo, per guida in stato di ubriachezza. Nulla in confronto a ciò che racconta nel romanzo. Una volta smascherata la sceneggiata, la casa editrice americana fu costretta a rimborsare tutti i lettori che avevano acquistato il libro prima che uscisse fuori la storia del falso. Cosa non si fa per vendere?

Un romanzo crudo ma fortemente edificante, da leggere tutto d’un fiato e che crea, stranamente (?), dipendenza.

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